Per un Cristo sempre più grande. Il pensare francescano in dialogo con Teilhard de Chardin

Prospero Rivi

Per un Cristo sempre più grande. Il pensare francescano in dialogo con Teilhard de Chardin

Edizioni Porziuncola
Assisi

«Il razionalismo neoscolastico è fallito nel suo tentativo di voler ricostruire i praeambula fidei con una ragione del tutto indipendente dalla fede, con una certezza del tutto razionale;
e tutti gli altri tentativi che procedono su questa medesima strada otterranno alla fine gli stessi risultati... Una delle funzioni della fede, e non tra le più irrilevanti, è quella di offrire un risanamento alla ragione come ragione... Dobbiamo sforzarci di ottenere un dialogo nuovo tra fede e ragione, perché esse hanno bisogno l’una dell’altra...» (J. Ratzinger, La fede e la teologia ai giorni nostri, in «La Civiltà Cattolica», Quaderno 3515 [1996], p. 420). «Le vie per raggiungere la verità rimangono molteplici; tuttavia, poiché la verità cristiana ha un valore salvifico, ciascuna di queste vie può essere percorsa purché conduca alla meta finale, ossia alla rivelazione di Gesù Cristo» (Fides et ratio, n. 38). Stando così le cose, ci si può chiedere quale sia oggi la via più efficace per reimpostare il delicato rapporto tra ragione e fede. Nel giocare la partita del confronto culturale con la modernità
la Chiesa ha sempre avuto a disposizione due squadre: quella “titolare” e una “di riserva”. Per lungo tempo è scesa in campo di preferenza la “prima squadra”, che ha fatto uso dello schema aristotelico-tomista e si è avvalsa della geniale regia dell’Aquinate; essa ha posto la verità a fondamento dell’Essere e ha considerato la ragione quale strumento capace di raggiungerla.
Che sia giunto il momento di schierare la “squadra di riserva”, quella d’indirizzo francescano? Sorto nella Chiesa grazie al genio di Francesco di Assisi, sviluppato lungo i secoli da molti dei suoi figli e portato alla ribalta da papa Francesco, il “pensare francescano” mostra la sua attualità e suscita un crescente interesse perché non enfatizza il peccato originale, ma è più propenso ad ascoltare le esigenze del cuore e a mantenere la ragione aperta alla luce della fede.