Teilhard de Chardin a Ore Place, Hastings: 1908-1912

David Grumett

Teilhard a Ore Place, Hastings: 1908-1912

 

David Grumett è ricercatore presso il Dipartimento di Teologia all’Università di Exeter. Tra le sue opere ricordiamo:‘Teilhard de Chardin. Theology, Humanity and Cosmos’ (edizioni Peeters 2005) e ‘De Lubac: A Guide for the Perplexed’ (ed. T + T Clark 2007).

 

 

Nel settembre 1908, Teilhard giunse ad Hastings, sulla costa meridionale dell’Inghilterra, per iniziare i suoi quattro anni di formazione teologica da Gesuita – periodo noto come teologato - a Ore Place. Il centenario del suo arrivo laggiù offre una opportuna occasione per riflettere sull’importanza di questo periodo poco conosciuto della vita e della teologia di Teilhard, come pure sul contributo fornito da Teilhard e dai suoi compagni studenti al pensiero teologico cattolico del ventesimo secolo. Comincerò con lo spiegare il motivo per cui Teilhard studiava in Inghilterra invece che in Francia, descrivendo i caratteri e il significato della presenza dei Gesuiti francesi nella città, presenza che si estese dal 1880 al 1926. In seguito metterò in luce due aspetti della teologia di Teilhard le cui origini si possono far risalire a questo periodo: la relazione fra Dio e la natura, e la cristologia. Infine, evidenzierò la grande importanza di Ore Place per lo sviluppo intellettuale di Teilhard e in generale per la province francesi della Compagnia di Gesù in Francia agli in

 

Hastings e il Teologato di Ore Place, 1902-1926

La città di Lione può ben ritenersi il foyer della Chiesa cristiana in Francia. Il luogo ove sono sepolti Ireneo e Bonaventura, la città in cui si svolsero due concili ecumenici, e la sede il cui arcivescovo era stato onorato da Papa Gregorio VII col titolo di “Primate delle Gallie”. Lione, alla fine dell’Ottocento, era un grande centro del cristianesimo. Era del tutto naturale che i Gesuiti avessero ben presto deciso di stabilirvi una presenza significativa. Al tempo della nascita di Teilhard nel 1881, Lione ospitava una vasta casa gesuita che dominava la città dalla collina di Fourvière, nonché un’Università cattolica di recente formazione. Si stava inoltre costruendo una grande Basilica, anch’essa a Fourvière, con vista sulla cattedrale medievale lungo il fiume Saône.

 Nonostante questa illustre storia cristiana, all’orizzonte comparvero nubi tempestose. Nel 1880, l’anno precedente la nascita di Teilhard, alla Compagnia di Gesù fu proibita l’attività di insegnamento in Francia: questo all’interno della laicizzazione dell’insegnamento promossa da Jules Ferry, all’epoca ministro dell’Educazione [1]. Di conseguenza, numerose scuole e collegi gesuiti furono ricollocati nei paesi più vicini, in particolare sulla costa sud-orientale dell’Inghilterra, grazie alla sua vicinanza con la Francia. A Hastings, la provincia di Lione aprì un noviziato a Hurst Court nel 1883 – trasferito da Peak House a Sidmouth nel Devon – e nel 1887, per la crescita numerica, costruì nuovi edifici, chiamati St. Stanislas College, presso Hollington Park a Saint Leonard’s on Sea.[2] Alla fine del decennio, il bando all’insegnamento fu attenuato, così che nel 1896 i Gesuiti lasciarono Hastings per spostarsi a Aix-en-Provence. La persecuzione tuttavia riprese forza con l’approvazione della legislazione Waldeck-Rousseau il 1° luglio 1901: tale legislazione consentiva al Consiglio dei Ministri di sciogliere per decreto qualsiasi congregazione. Il noviziato ritornò precipitosamente a Hollington Park – che, per fortuna, l’ordine non era riuscito nel frattempo a vendere – questa volta insieme alla gerarchia provinciale. Questo trasferimento si rivelò lungimirante, allorché le misure di Waldeck-Rousseau furono applicate con decisione da Émile Combes, che assunse la carica di Primo Ministro l’anno successivo. Il 7 luglio 1904 fu approvata una nuova legge che autorizzava la confisca delle proprietà delle congregazioni religiose.

   Nel 1905, morì il proprietario della foresta adiacente a Hollington Park. Egli era sempre stato ostile alla presenza gesuita, ma ora la Comunità poteva acquistare quel terreno e allargare i propri locali[3]. La società acquistò altre proprietà in Gran Bretagna. Saint David’s College, un tempo una prigione, abbandonato da due anni e situato lontano, a Mold nel Galles del Nord, aveva accolto dal 1880 il teologato della provincia di Lione.[4] Dopo un breve ritorno a Lione nel 1897, il teologato si stabilì a Hales Place, Canterbury, dal 1901. Qui, significativamente, essi furono raggiunti dal teologato della provincia di Parigi, che aveva trovato posto alla Maison Saint-Louis sull’isola di Jersey dal 1880 al 1899.

Nel periodo di persecuzione più intensa, la Compagnia aveva sviluppato le sue fondazioni altrove. Nel 1905, essa acquistò Ore Place, una vecchia casa padronale situata sopra Hastings nella parte orientale, con una bella vista sul mare e un parco di 14 ettari.  Questi terreni permisero la necessaria espansione: fu costruita un’estensione di quattro piani, che fornì accoglienza per 120 persone, ognuna in stanze separate[5]. Un ulteriore edificio, probabilmente una sala da ricreazione, fu eretto nel 1911[6].

In questo periodo la secolarizzante Terza Repubblica fu oggetto di una viscerale condanna da parte del papa. Essa non danneggiava soltanto la Chiesa Cattolica Romana, ma sfidava la fondamentale concezione dell’uomo come essere spirituale. Papa Pio X si scagliava contro i suoi sostenitori: “Non è soltanto la fede cristiana che essi vogliono sradicare ad ogni costo dal cuore della gente: è qualsiasi credenza che, sollevando l’uomo al di sopra dell’orizzonte di questo mondo, riporti soprannaturalmente i suoi occhi affaticati verso il paradiso... E’ stata dichiarata guerra contro qualunque realtà soprannaturale, perché al di là del soprannaturale sta Dio, e perché è Dio che essi vogliono strappare dalla mente e dal cuore dell’uomo.”

 Patrick Cabanel ha avanzato l’ipotesi che questa persecuzione di Stato contro i Cristiani in Francia vada considerata il preludio dell’espulsione degli Ebrei e di altre minoranze ad opera del regime di Vichy negli anni ‘40[7]. Sicuramente l’esilio pose i Gesuiti e gli altri ordini di fronte a difficoltà logistiche e alla sfida di mantenere il numero di vocazioni nonostante l’isolamento dalla società francese[8]. L’esilio ebbe tuttavia alcune conseguenze positive, non ultima la possibilità per l’attività teologica delle province di Lione e Parigi di concentrarsi in un solo luogo. Una simile soluzione era già stata attuata per la filosofia dal 1892, quando il filosofato di Lione era stato trasferito a Jersey per unirsi al filosofato di Parigi, già installato sull’isola dal 1880. C’erano significativi vantaggi nell’unire le forze: grazie all’arrivo del filosofato di Lione a Jersey si riuscì a mantenere elevati livelli intellettuali.[9]

Allo stesso modo, si mantennero alti livelli nell’indagine teologica a Ore Place. Tra i compagni di studio di Teilhard, per esempio, c’erano Pierre Rousselot, Pierre Charles e Auguste Valensin. Louis Rosette, inserendo Ore Place nella tradizione di formazione gesuita a partire dal Seicento, afferma: “Nella grande casa c’era un’attività intensa, profonda: era il suo proprio carattere. I vent’anni di esistenza di Ore Place ne fecero una casa di studi di prim’ordine. Insegnanti e allievi vi lavoravano molto, mettendola in condizione di rivaleggiare, dal punto di vista teologico, con i più rinomati collegi dell’antica Compagnia. Si arrivò così a possedere un gruppo di uomini davvero competenti: questo poneva Ore Place al primo posto fra le nostre case di formazione.[10]

Questa decisa affermazione è del Cardinale Henri de Lubac, lui pure studente a Ore dal 1924 fino al ritorno del teologato a Fourvière nel 1926. Su questi trent’anni egli così rifletteva: “Chi non è vissuto a Ore Place non ha conosciuto in tutta la sua pienezza la felicità di essere “scolastico”. Là eravamo proprio un po’ fuori dal mondo, al riparo, per un certo periodo, da quasi tutti gli impegni dell’apostolato; soli tra noi, come su una grossa nave che viaggiava senza telegrafo nel bel mezzo dell’oceano. Ma che vita intensa su quella nave, e che meravigliosa  traversata![11]

La poderosa energia intellettuale raccolta nel teologato è confermata dai nomi di coloro che contribuirono alla emergente rivista Recherches de science religieuse, fondata nel 1910. Questa pubblicazione raccolse, nei suoi primi due anni, venti articoli di sette diversi studenti di Hastings[12]. Inoltre, riferendosi ai seminaristi, Pierre Clavel afferma: “Divennero degli uomini di grande valore, che si distinsero nei campi più diversi, come l’educazione, le missioni, gli studi bizantini, la storia delle religioni ecc. Gli scambi fra questi giovani – tutti fra i venticinque e i trent’anni – non potevano che essere stimolanti”.[13]

Molti gesuiti francesi sembrano aver molto apprezzato il loro lavoro e il loro tempo libero ad Hastings e nell’area circostante, in particolare per il clima favorevole e la campagna tanto piacevole[14]. Lo stesso Teilhard descrive la città ai suoi parenti chiamandola la “Cannes d’Inghilterra”[15]. La Compagnia francese era ben accolta dai cattolici romani inglesi, in particolare da Bertram, quinto conte di Ashburnham e convertito al cattolicesimo, che permetteva ai gesuiti di aggirarsi liberamente nella sua tenuta di 600 ettari[16]. Nelle sue memorie scritte cinque anni prima della sua morte, Teilhard ricorda: “…la straordinaria densità ed intensità che assumevano per me, verso quell’epoca, i paesaggi d’Inghilterra – specie al tramonto – quando le foreste del Sussex sembravano caricarsi di tutta la loro vita “fossile” che inseguivo allora, dalle balze alle cave, nelle argille wealdiane. A tratti, avevo veramente l’impressione che una specie di essere universale avrebbe assunto improvvisamente, sotto i miei occhi, un volto nella Natura” [17](CM p. 18)

La vita nell’Inghilterra edoardiana, tollerante verso i cattolici romani, offriva qualche sollievo dalle persecuzioni di Stato all’opera in Francia. La vita di comunità e l’insegnamento, in queste condizioni di libertà, potevano fiorire.

 

La nascita e la soppressione del ‘Modernismo’

Agli inizi del Novecento, i Gesuiti francesi si trovarono nella strana condizione di essere in sospetto sia presso lo Stato sia presso la gerarchia ecclesiastica, quest’ultima presa da un ossessivo impulso di sradicare alcune presunte tendenze liberali in teologia, etichettate tutte sotto il nome di “modernismo”. L’enciclica di Pio X del 1907, Pascendi dominici gregis,  definiva il modernismo come un insieme di tendenze teologiche specifiche: un interesse per i fenomeni e l’esperienza religiosa; la negazione del valore assiomatico del dogma  rivelato dalla Chiesa; la subordinazione della fede religiosa alle scienze naturali; una lettura più simbolica che letterale dell’efficacia sacramentale; una critica storica e testuale della Scrittura; e infine panteismo[18]. L’enciclica presentava i “modernisti” come “gonfi di alterigia”, e il modernismo stesso come “la sintesi di tutte le eresie”[19].  Ben pochi, o nessuno, teologi definiti come modernisti avevano espresso tutte le posizioni identificate dall’enciclica, e le loro sintesi esistevano perciò più nella retorica che nella realtà. Alcune delle caratteristiche ritenute tipiche del modernismo sembravano escluderne altre: per esempio, coloro che esaltavano l’esperienza religiosa difficilmente avrebbero subordinato la fede alle scienze della natura. In questo periodo furono scomunicate alcune figure molto rappresentative del modernismo, fra loro George Tyrrell nel 1907 e Alfred Loisy nel 1908.

Accluso all’enciclica era il ben noto giuramento anti-modernista, obbligatorio per tutti i seminaristi e il clero. Teilhard prestò questo giuramento il 25 novembre 1907, accettando che “il dogma non può essere adattato a quanto sembra meglio e più consono alla cultura di ciascun periodo; che la verità assoluta e immutabile predicata dagli apostoli fin dall’inizio non può mai essere creduta diversa, né mai compresa in nessun altro modo”. Teilhard è spesso ritenuto modernista, come molti altri che pure prestarono giuramento. Come vedremo, tuttavia, le sue posizioni teologiche in questo periodo – sul quale si fondano le sue successive teorie – erano certamente molto critiche verso le posizioni moderniste.

 

Dio e la Natura: Miracoli, Antropologia ed Evoluzione

Le due principali pubblicazioni teologiche di Teilhard nel suo periodo a Ore Place furono un articolo per la rivista Études e una voce per un dizionario[20]. Si rivelano qui alcune delle prospettive del pensiero di Teilhard in questo primo periodo. Nell’articolo del 1909 per Études, egli esaminava l’idea di miracolo e il processo mediante il quale la Chiesa determina se un miracolo è avvenuto, con specifico riferimento a Lourdes. Qui, anche in questa prima fase della teologia di Teilhard, è evidente la convinzione per la quale il mondo naturale prende forma grazie all’azione divina. Riguardo ai miracoli di guarigione, scrive: “Questa intrusione nella natura da parte di “qualcuno” che opera al di fuori di voi, che tratta con questa materia che voi esitate a riconoscere sotto le sue mani per come egli ne trae degli effetti inattesi: ecco quello che voi dovete comprendere e che mette a disagio la vostra intelligenza. Abituati a considerare il mondo visibile come un filone illimitato, dove potreste scavare le vostre gallerie, tracciare i vostri labirinti, senza timore di raggiungerne i confini, ecco che, sotto i vostri colpi, esso risuona cavo; la parete si è assottigliata; dall’altra parte, c’è qualcosa che non è più il nostro mondo; c’è anche “un altro” al lavoro. [21]

L’azione divina del mondo è qui significativamente intesa non in termini puramente immanentisti: quando Dio agisce sul mondo è esperito come “altro” e non può essere equiparato – in modo panteistico – alle altre forze materiali. La Chiesa comprende l’azione specificatamente miracolosa di Dio sul mondo come “una energia speciale che opera al suo servizio”[22]. Teilhard riflette su quest’energia a partire da una prospettiva scientifica, affermando che recenti teorie scientifiche “ci mostreranno, nella dissociazione degli atomi, una riserva inesauribile di energia”, lasciando aperta la possibilità che le guarigioni inspiegabili per le teorie scientifiche siano dovute all’attivazione di questa energia”.[23] Egli situa tuttavia tali guarigioni, nel caso di Lourdes, interamente nel contesto cristiano e cattolico della rivelazione divina, motivate dall’intercessione di Maria. Per quanto l’esistenza di questa energia possa essere spiegata in termini scientifici, un motivo per la sua attivazione va compreso in un contesto teistico.

L’altra importante produzione teologica di Teilhard risalente agli anni di Hastings era un saggio che formava la quarta e ultima parte di una voce su “L’Homme” nel Dictionnaire apologétique de la foi catholique. La metodologia di questo dizionario era innovativa, poiché mirava non solo a descrivere l’insegnamento della Chiesa sugli argomenti trattati, ma a porre quell’insegnamento in parallelo con le moderne prospettive scientifiche, dimostrando così e difendendo la sua coerenza e il suo significato alla luce di esse. Teilhard afferma la particolare importanza di questo approccio interdisciplinare all’oggetto della sua trattazione: “La Chiesa che, indirettamente, elimina alcuni sistemi filosofici dichiarandoli incompatibili con la sua fede, non ne ha mai definito nessuno, né lo deve fare. Semplicemente, per bisogno di chiarezza e per necessità, la Chiesa impiega il linguaggio del suo tempo per fissare delle verità di cui va necessariamente salvaguardato il solo significato profondo”[24]. Nella sua successiva esposizione teologica sull’umanità, si possono indicare diversi temi chiave teilhardiani e cristiani, tra i quali: che l’umanità è composta di spirito e materia, anima e corpo; che gli individui umani non esistono in isolamento nel mondo, ma in uno stato di reciproca interdipendenza, nel quale ognuno diventa un centro di azione riflessiva del tutto; e che gli individui umani sono unici e possessori di dignità.[25]

Dopo il suo arrivo a Ore Place, Teilhard stabilì rapidamente dei legami con i geologi locali: alcune orme di iguanodonte nelle scogliere ad est furono un primo punto di interesse[26]. Dopo sei mesi, Teilhard affermava che “i nuovi fossili sono relativamente abbondanti e, in alcuni casi, comincio ad avere una collezione più ricca di quella del museo di Hastings”[27]. Più tardi, egli ebbe modo di riflettere che proprio nel periodo di Ore Place egli cominciò ad acquisire una consapevolezza spirituale dell’evoluzione – “una Deriva profonda, ontologica, totale, dell’Universo introno a me”[28] -, motivata, senza dubbio, da queste ricerche paleontologiche.                                 Verso la conclusione del suo saggio per il dizionario, Teilhard riflette sulla natura dell’evoluzione alla luce di una concezione spirituale dell’umanità. Egli dichiara decisamente inammissibile una teoria puramente darwiniana dell’evoluzione umana, sulla base della sua incompatibilità con gli assiomi essenziali dell’insegnamento della Chiesa: “Respingeremo necessariamente un evoluzionismo che, legando l’uomo, in tutto lo spessore del suo essere, alle forme inferiori della vita o alla materia, non vedrà in lui che il prodotto di una trasformazione -  sia dallo stesso allo stesso, grazie al rimaneggiamento delle combinazioni primitive, - sia dal meno al più, grazie ad accrescimenti (fossero anche dovuti ad una fonte divina) che non comportassero un rimaneggiamento improvviso e profondo, un distacco dalla corrente comune, ponendo l’Umanità in una regione di trascendenza e di stabilità.”[29]

Teilhard espone qui un elemento chiave della sua teoria evoluzionista esposta nel Fenomeno Umano e in diversi saggi più brevi: l’evoluzione non è semplicemente il risultato del gioco di processi naturali immanenti nel mondo, come potrebbe sostenere una descrizione puramente scientifica, ma è data al mondo dall’esterno, con un atto di completamento, trasformazione e rivelazione. Egli prosegue poi col descrivere l’idea di umanità fornita dalla filosofia e dalle scienze naturali: qui si possono identificare già alcuni elementi fondamentali del suo pensiero successivo: la distinzione fra l’interno (le dedans) e l’esterno (le dehors); la materia come principio di molteplicità, e lo spirito come fonte di unità; ed un atto vitale (acte vital) ed una spinta creatrice (poussée créatrice) come sorgente dell’azione nel mondo.[30]

 

Cristologia

Durante i quattro anni di residenza di Teilhard a Ore Place, si sviluppavano nuovi importanti approcci alla cristologia paolina fra gli studiosi biblici cattolici in Francia, ed il teologato fu per essi un centro determinante[31]. In esso si trovavano tre figure di importanza decisiva in questi sviluppi: Ferdinand Prat e Albert Durand, insegnanti di Teilhard, e il suo compagno di studi Joseph Huby. La cristologia di Prat trova la sua migliore espressione nel suo studio di mille pagine in due volumi The Theology of Saint Paul, pubblicato nel 1908 e 1912, nel quale egli afferma riguardo a Cristo: “Tutte le cose sono in Lui perché, essendo la perfetta immagine di Dio, egli comprende l’ideale e il modello di tutte le cose possibili, ed è la causa esemplare di tutti gli esseri contingenti. Tutte le cose sono per mezzo di Lui, come la causa efficiente, Dio, nelle sue operazioni esterne, agendo mediante il Figlio nello Spirito Santo in accordo con l’ordine e l’armonia della sua vita più intima. Tutte le cose sono da Lui, per due ragioni: sia perché la creazione è opera sua e perché Dio, abbracciando con un solo sguardo l’intera moltitudine dei suoi disegni, collega con suo Figlio, in anticipo e con un particolare vincolo di finalità, il mondo della natura e il mondo della grazia.”[32]

Cyril Martindale, un compagno di studi di Teilhard, in una lettera a Charles Raven descrive la formativa influenza dello studio di Prat su Paolo sulla teologia di Teilhard[33]. Questa duratura ispirazione si combina con una ancora precedente influenza di Giovanni che Teilhard ricevette dall’insegnamento di Albert Durand[34]. La tendenza nei circoli neotestamentari di allora era di mettere in evidenza la corrispondenza, più che la differenza, tra Paolo e Giovanni: le epistole della cattività (Efesini, Filippesi, Colossesi, Filemone) erano considerate, in questa luce, il nucleo del corpus paolino[35].   Questa ermeneutica riteneva di sviluppare in modo distinto il carattere mistico giovanneo e quello filosofico della cristologia paolina.

L’interesse di Prat fu portato avanti dal suo discepolo Joseph Huby, che fu compagno di Teilhard per tre anni a Ore Place, essendo Teilhard maggiore di un anno. Henri de Lubac riconosce l’influenza della teologia di Teilhard sullo studio di Joseph Huby Saint Paul: les épîtres de la capitivité, pubblicato nel 1935[36]. La dodicesima edizione di questo classico apparve nel 1947. Così scrive Huby su Cristo: “In Lui è stato creato tutto come nel centro supremo d’unità, d’armonia, di coesione, che conferisce al mondo il suo senso, il suo valore e in tal modo la sua realtà, o, per usare un’altra metafora, come il fuoco (the meeting point – Lightfoot), dove si congiungono e si coordinano tutti i fili, tutte le forze generatrici dell’universo... Egli è il centro dominatore e quasi la chiave di volta dell’Universo: <<In lui tutto sussiste>>”[37]

Huby si ispirò alla tradizione paolina di riflessione sul ruolo cosmico di Cristo, sviluppata per rendere pienamente ragione delle implicazioni per l’umanità e per il cosmo del fatto che la totale pienezza di Dio dimora corporalmente in Cristo[38]. Le implicazioni della cristologia cosmica non si limitano, però, alle reciproche relazioni sussistenti tra le persone della Divinità. Piuttosto, il Figlio è, secondo le parole di Teilhard, “Colui in cui tutto si riunisce e tutto si consuma – Colui dal quale l’intero edificio creato trae consistenza, - il Cristo morto e risorto qui replet omnia, in quo omnia constant[39]. Particolarmente efficace per dimostrare l’ispirazione biblica di questa cristologia teilhardiana è un’annotazione che raccoglie almeno quattro frasi della Scrittura, dove si loda Cristo come “l’alfa e l’omega, il principio e la fine, la pietra delle fondamenta e la chiave di volta, la Pienezza e Colui che sazia. E’ colui che dona consistenza ad ogni cosa e la conduce a compimento. Verso lui e attraverso lui, Vita e Luce interiore del Mondo, si attua, nel pianto e nella fatica, l’universale convergenza di tutto lo spirito creato. Egli è il Centro unico, prezioso e consistente, che sfavilla alla sommità del Mondo in via di realizzazione, proprio in direzione opposta a quelle regioni oscure, infinitamente decrescenti, verso cui si avventura la Scienza quando scende lungo le strade della Materia e del Passato”.[40]

Appare dunque evidente come Teilhard fosse ben lontano dall’abbracciare una cristologia modernista, sia agli inizi sia nelle ultime fasi del suo pensiero. L’enciclica Pascendi proclamava che i modernisti, “non risparmiando neppure la persona del Divino Redentore, che riducono, con sacrilega audacia, a un mero, semplice uomo”, avevano messo in discussione la natura divina di Cristo”.[41] Sviluppando la sua dottrina biblica del Cristo cosmico, Teilhard presenta invece una cristologia elevata che, al contrario, raffigura l’intero mondo come dipendente da Cristo per la sua creazione, conservazione e consumazione.

 

Verso il futuro

Al cuore della formazione teologica di Teilhard a Ore Place sta la sua ordinazione. Egli venne ordinato suddiacono e diacono sabato 25 e domenica 26 marzo 1911, festa dell’Annunciazione. Fu ordinato sacerdote il 24 agosto dello stesso anno, festa di San Bartolomeo, dal vescovo Peter Amigo di Southwark, che occupò la carica dal 1904 al 1949, e nella cui diocesi si trovava Hastings – Teilhard fu uno degli oltre 500 gesuiti francesi ordinati da lui[42]. In una lettera ai suoi genitori scritta poco tempo dopo, Teilhard commentava: “La mia vita è stata molto tranquilla, anche se piuttosto trasformata dalla messa del mattino e dalla coscienza di essere finalmente prete”[43]. Questa parte della sua formazione sacerdotale fu, per Teilhard, sia spirituale sia intellettuale: egli aveva composto la sua tesi sull’Eucarestia, sostenendola con una discussione in latino nel dicembre 1911[44].

Durante il soggiorno di Teilhard a Ore Place nulla annuncia lo sconvolgente diluvio della guerra in cui lui e gran parte dei suoi compagni scolastici sarebbero stati presto immersi. Ma l’attenzione verso la formazione intellettuale e sacerdotale in questo primo periodo, e la continuità con i momenti successivi della sua vita, rivelano come il suo pensiero e la sua missione fossero solidamente radicati nel milieu intellettuale e nella comunità dei Gesuiti francesi nei primi anni del Novecento[45]. Così afferma Henri de Lubac riguardo a Teilhard: “Per capire certi orientamenti e certe insistenze del suo pensiero, per rendere giustizia a quello che esso ha significato di più ardito al tempo stesso più opportuno, si rende necessario un lavoro di ricostruzione storica. Bisogna avere presente la situazione del mondo religioso e conservatore in Francia intorno al 1900, l’esilio interiore della società cattolica, la teologia corrente dell’epoca, come pure la mentalità positivistica, deterministica e antireligiosa allora dominante.”[46]

Anche se l’esperienza di guerra ebbe indubbiamente un grande impatto su Teilhard, il suo pensiero ha origini precedenti e, specificamente, origini precedenti teologiche. Come afferma splendidamente René d’Ouince: “Se i muri della casa... d’Ore Place nel Sussex potessero parlare, ci farebbero delle preziose confidenze su questo periodo privilegiato, del quale restano ben pochi documenti scritti. Ma il silenzio degli archivi non ci deve ingannare. Per quanto decisivo sia stato per il pensiero di Teilhard lo choc della Grande Guerra, l’aveva preceduta una intensa attività intellettuale. Vorrei anzi credere che la maggior parte delle idee teologiche di Teilhard avessero preso forma nello scolasticato. In quegli incontri tra eguali, dove giovani intellettuali si comunicavano liberamente i risultati delle loro riflessioni personali.”[47]

In questo articolo abbiamo discusso soltanto dell’evoluzione, dal punto di vista delle origini teologiche del pensiero teilhardiano. Anche il concetto di Punto Omega (la meta finale sintetizzatrice dell’evoluzione dell’ordine creato) trova origine nella fede cristiana, nella teologia e nella lode di Teilhard, come confermato da un commento nel Fenomeno Umano, in cui egli dice di Omega: “non ne avrei mai osato prospettare o formulare razionalmente l’ipotesi se, nella mia coscienza di credente non ne avessi trovato, non solo il modello speculativo, ma la realtà vivente”.[48] (FU 174)

Il teologato di Ore Place chiuse nel 1926, dopo una decisione del giugno di quell’anno da parte di Jean-Baptiste Costa de Beauregard, divenuto nuovo Provinciale dopo essere stato Rettore proprio di Ore Place[49]. La comunità fu riportata a Fourvière, a Lione. La casa e i terreni rimasero per qualche tempo vuoti, e venduti poi alla Society of African Mission, che ne tenne la proprietà fino al 1986. L’edificio fu demolito nel 1987, essendo da tempo in pessime condizioni[50]. Quel che rimane del luogo dei tempi di Teilhard sono un portone d’ingresso coi suoi pilastri, alcune rovine della casa originale e qualche pianta tra quelle di cui parlava Teilhard: il rododendro e alcuni alberi. Sul luogo è stato costruito un piccolo gruppo di case, e il suo viale principale porta il nome di Teilhard.

Anche i ricordi del grande influsso del teologato di Ore Place sulla teologia cattolica francese del secolo scorso sono stati cancellati. Ciò è dovuto in gran parte al mito secondo cui tutti i grandi sviluppi teologici ebbero luogo a Fourvière a Lione, come parte del movimento denominato “la nouvelle théologie”. Ma le teorie, secondo le quali “la nouvelle théologie” rappresentava una scuola organizzata che nacque negli anni Trenta ed ebbe come sede Lione, sono state a buon diritto messe in discussione[51]. Le origini dell’abbandono, da parte della teologia gesuita francese, di un semplice atteggiamento difensivo e apologetico per scegliere l’impegno nei confronti del mondo e del pensiero contemporanei vanno di fatto rintracciate tempo prima, al periodo fra il 1900 e il 1930[52]. Il teologato di Ore Place, Hastings, sostenendo una comunità scolastica e spirituale bandita dalla Francia, liberando i suoi membri dai loro originari impegni sociali e pastorali, unendo numerosi teologi delle province delle Compagnia di Lione e Parigi sotto un unico tetto e presentando nuovi campi per la ricerca paleontologica, diede un poderoso contributo al pensiero cattolico francese moderno – contributo che è rimasto ampiamente non riconosciuto.

 

Traduzione dall’inglese di Franco Bisio.

Articolo pubblicato su Teilhard aujourd'hui  n. 2 (Aprile 2008)

 
 

[1] Dominique le Tourneau, L’Église et l’État en France (Paris, Presses universitaires de France, 2000), p. 95.

[2] Louis Rosette, «Hastings», in Établissements des Jésuites en France depuis quatre siècles: répertoire topo-bibliographique, ed. Pierre Delattre (5 vols.; Enghien: Institut supérieure de théologie; Wetteren: De Meester, 1940–57), vol. 2, 792-808 (792-800).

 

[3] Rosette, «Hastings», 799

[4] Louis Rosette, «Mold», in Établissements, vol. 3, 372-85.

[5] Rosette, «Hastings», 801. Per una fotografia dell’estensione, vedi Lettere da Hastings e da Parigi (1908-1914), Morcelliana, Brescia 1967 (d’ora in poi LHP), p. 48

[6] LHP, 19 marzo 1911, p. 201

[7] Patrick Cabanel, «Le Grand exil des congrégations enseignantes au début du xx.em siècle», Revue d’histoire de l’Église de France 81 (1995), pp. 207–17.

[8] Nicholas Atkin, ‘The politics of legality: the religious orders in France, 1901–1945’, in Religion, Society and Politics in France Since 1789, eds Frank Tallett and Nicholas Atkin (London: Hambledon, 1991), pp. 149–65.

[9] Jean Liouville, «Jersey: 2—La Maison Saint-Louis (1880–1940)», in Établissements, vol. 3, 840-61 (845).

 

[10] Rosette, «Hastings», 803.

[11] Henri de Lubac, Memoria intorno alle mie opere, Jaca Book, Milano 1992, p. 2

[12] Xavier le Bachelet (due), Frédéric Bouvier (due), Albert Condamin (sei), Alfred Durand (quattro), Joseph Huby (due), Louis Jalabert, Louis de Mondandon.

[13] Pierre Clavel, «De Newman à Teilhard: Une piste de recherche—1: Ore Place à l’arrivée de Teilhard en 1908», in Newman et l’histoire, eds. Claude Lepelley and Paul Veyriras (Presses Universitaires de Lyon, 1992), pp. 245–55 (250).

[14] Georges Chantraine, Henri de Lubac, I: De la naissance à la démobilisation (1896–1919) (Paris: Cerf, 2007), pp. 228–29.

[15] LHP, 1 febbraio 1909, p. 51

[16] LHP, 2 ottobre 1908, p. 29; 4 novembre, p. 35; 20 novembre, pp. 38-39; 23 novembre 1909, p. 78; 13 luglio 1910, p. 143

[17] “Il Cuore della Materia”, in Il Cuore della Materia, Queriniana, Brescia 1993, p. 18

[18] Papa Pio X, enciclica dell’8 settembre 1907, Pascendi dominici gregis, 6-13, 16-17, 19-21, 29-34, 39, in in Actes de Pie X, Paris, Editions de “Questions actuelles”, vol. III, 1925, pp. 84-177, 1925

[19] Pascendi, 17, 39

[20] Thomas Becker, Geist und Materie in den ersten Schriften Pierre Teilhard de Chardins, Freiburger theologische Studien 134 (Freiburg: Herder, 1987), offre una dettagliata discussione di questi primi scritti.

[21] «Les Miracles de Lourdes et les enquêtes canoniques», Études 118 (1909), pp. 161–83 (177).

[22]  «Les Miracles de Lourdes», p. 162

[23] «Les Miracles de Lourdes», p. 173

[24] «Homme: IV: l’homme devant les enseignements de l’Église et devant la philosophie spiritualiste», Dictionnaire apologétique de la foi catholique, II (4 vols.; Paris: Beauchesne, 4a ed, 1924–28 [1912]), 501–14 (502). 

[25] «Homme: IV», 501-4

[26] LHP, 4  novembre 1908, p. 35; 4 dicembre, p. 41

[27] LHP, 20 febbraio 1909, p. 52; anche 31 maggio, pp. 66-67; 1 luglio, pp. 73-74; 25 luglio, p. 78; 15 agosto, pp. 82-83; 16 febbraio 1911, p. 195; 26 febbraio 1912, pp. 259-260; 3 giugno, pp. 275-77; 13 luglio, p. 284; 15 agosto 1913, pp. 366-67; 29 agosto, p. 370. Mentre si trovava ad Hastings, Teilhard entrò in contatto con Charles Dawson. Per una confutazione delle accuse secondo cui Teilhard ebbe un ruolo consapevole nella frode dell’Uomo di Piltdown, vedi Mary Lukas, ‘Teilhard and Piltdown: a re-reassessment’, in Humanity's Quest for Unity: A United Nations Teilhard Colloquium, ed. Leo Zonneveld (Wassenaar: Mirananda, 1985), pp. 61–70.

[28] “Il cuore della materia”, p. 17

[29] «Homme : IV», 505

[30] «Homme : IV», 505-14

[31] James Lyons, The Cosmic Christ in Origen and Teilhard de Chardin: A Comparative Study (Oxford University Press, 1982), p. 43, 150–52.

[32] Ferdinand Prat, The Theology of Saint Paul (2 vols.; London: Burns, Oates & Washbourne, 1945), vol. II, p. 146.

[33] Citato in Charles Raven, Teilhard de Chardin: Scientist and Seer (London: Collins, 1962), p. 46.

[34] LHP, 10 ottobre 1909, p. 97, n. 1, dove si trova, insieme al 18 Ottobre 1908, p. 32, n. 1, una lista completa degli insegnanti di Teilhard di queste disclipine. Richard W. Kropf, Teilhard, Scripture and Revelation: A Study of Teilhard de Chardin’s Reinterpretation of Pauline Themes (Rutherford, NJ: Fairleigh Dickinson University Press, 1980), pp. 208–15, mostra come il maggior numero dei primi riferimenti di Teilhard  alla Scrittura fossero da Giovanni. Alfred Durand, «Le Christ ‘Premier Né’» 1 (1910), pp. 56–66; «Le Discours de la cène» 1 (1910), pp. 97–131, 513–39; 2 (1911), pp. 321–49, 521–45; e «La Réponse de Jésus aux noces de Cana» (1912), pp. 157–59, furono tutti pubblicati nelle  Recherches de Science Religieuse durante il soggiorno di Teilhard a Ore Place.

[35] Kropf, Teilhard, Scripture and Revelation, p. 209.

[36] Lettres intimes à Auguste Valensin, Bruno de Solages, Henri de Lubac, André Ravier, 1919–1955 (Paris: Aubier, 1972), p. 69, n. 3.

[37] Joseph Huby, Saint Paul: les épîtres de la captivité (Paris: Beauchesne, 1935), p. 40; citato in Henri de Lubac, La preghiera di Padre Teilhard de Chardin, Morcelliana, Brescia 1965, p. 44

[38] Col. 1.19, 2,9

[39] L’Ambiente divino, Queriniana, Brescia 1994, p. 94

[40] “Scienza e Cristo ovvero analisi e sintesi” (1921), in La scienza di fronte a Cristo, Il Segno dei Gabrielli Editori, San Pietro in Cariano (Verona) 2002, 62; cfr. Ap. 22,13; Col. 1,17; Gc. 8,12; Rom. 8,22

[41] Pascendi, 2

[42] LHP, 30 agosto 1909, p. 86, n.1; per una fotografia di famiglia che immortala l’occasione, vedi Thomas M. King, Teilhard's Mass: Approaches to ‘The Mass on the World’ (Mahwah, NJ: Paulist, 2005), p. 5.

[43] LHP, 11 settembre 1911, pp. 231-232

[44] LHP, 29 dicembre 1911, p. 254

[45] David Grumett, Teilhard de Chardin: Theology, Humanity and Cosmos (Leuven: Peeters, 2005), pp. 1–8.

[46] Henri de Lubac, Memoria intorno alle mie opere, p. 307

[47] René d’Ouince, Un prophète en procès: Teilhard de Chardin dans l’Église de son temps (Paris: Aubier, 1970), p. 55.

[48] Il fenomeno umano, Queriniana, Brescia 1995, p. 174

[49] Rosette, «Hastings», 803.

[50] LHP, 23 marzo 1910, pp. 123-124. Ringrazio Cathy Wailing del Museo di Hastings per avermi fornito alcune informazioni storiche.

[51] Vedi «Y a-t-il eu une ‘école de Fourvière’?», in Bernard Sesboüé, «Le surnaturel chez Henri de Lubac: un conflit autour d’une théologie», Recherches de science religieuse 80 (1992), pp. 373–408 (386).

[52] Étienne Foullioux, «Épilogue: les jésuites en France du XIXe au XXe siècle», in Les Jésuites à Lyon, XVIe–XXe siècle, eds Étienne Foullioux and Bernard Hours (Lyons: ENS, 2005), pp. 247–64 (264).