A proposito del mistero femminile

Jacqueline Barthes

A proposito del mistero femminile 

 

In seguito alla pubblicazione della sua opera Il femminile: uno strano genere (Saint-Léger Éditions),  Jacqueline Barthes è stata invitata a partecipare, in Vaticano, a un Seminario di studio convocato su iniziativa del Consiglio Pontificio per i Laici, con specialisti provenienti da tutto il mondo. Lo scopo del seminario: riflettere su quella che potrebbe essere oggi una teologia della donna, in linea con la Lettera Apostolica di Giovanni Paolo II, Mulieris Dignitatem del 1988. Nel corso di questa riunione, Jacqueline Barthes ha consegnato un testo che teneva ampiamente conto del punto di vista sviluppato da Teilhard de Chardin nel corso della sua vita sul “Femminile”. D'altra parte, nell'udienza privata di Papa Francesco che ha fatto seguito al seminario, la Barthes ha rimesso direttamente al papa quel testo insieme al suo libro. Per questo ci è sembrato opportuno dare ai nostri lettori la possibilità di conoscere integralmente il contributo che la Barthes ha presentato in quella occasione.

Jacqueline Barthes ha conseguito l’abilitazione sia presso l’Ecole Supérieure d’Électricité sia presso l’Institut d’Administration des Enterprises di Parigi ed è laureata in teologia

 

Questo contributo vuole proporre elementi concreti in appoggio all'intuizione di Giovanni Paolo II, tema di questo seminario: “Dio affida l'essere umano alla donna”, intuizione che possiamo trovare al n. 30 della Lettera apostolica Mulieris Dignitatem – di cui stiamo celebrando il 25 anniversario. Un’intuizione che oggi, credo, pochissimi spiriti sono in grado di ascoltare, accettare e comprendere.

Il mio contributo è sotto forma di meditazione e si svolge in due tempi. Il primo tempo è molto personale: vi riprendo il percorso del mio libro  Il Femminile, uno strano genere in cui cerco di aprire un varco nel segreto del femminile,  distanziandomi da tutto ciò che culturalmente è già acquisito. Una simile ricerca porta ad utilizzare un metodo che si basi unicamente sulla contemplazione della realtà: contemplare la donna così come si fa vedere al mondo. Un metodo di tipo fenomenologico, che si fa carico della totalità dell'essere, con la sua intelligenza e con la sua intuizione, nel tentativo di dare senso a ciò che gli si manifesta.

Questo metodo mi ha portato fino ad aprire orizzonti del tutto inattesi. Ho visto rivelarsi il mistero della donna attraverso il suo corpo: un corpo strutturato in forma di offerta, un corpo in attesa. Ma anche tramite l'osservazione dei suoi comportamenti attraverso i quali acquistava senso il suo forte potere d’impatto sulla profondità degli esseri umani.

Il secondo tempo mette in rapporto questo mio percorso col pensiero del gesuita Pierre Teilhard de Chardin. Gli scritti di questo paleoantropologo sul Femminino e sull’Amore spostano la riflessione per collocarla sullo sfondo di una visione evolutiva del mondo. La grande forza seduttiva che, dall’origine, ha permesso lo sviluppo del mondo attraverso l’unione creatrice degli elementi che lo compongono, Teilhard la chiamerà Il Femminino. La donna è vista allora come la forma che ha preso per l’essere umano questa forza così potente di seduzione che muove il mondo. Alla donna il compito di sedurre, di trascinare il mondo verso il suo desiderio più intimo...il suo desiderio di Dio.

Questi scritti, così mistici nonostante il loro carattere scientifico, si accordano in modo sorprendente, quasi sbalorditivo, con il risultato a cui mi ha condotto il processo di osservazione della realtà. Due approcci completamente estranei fra loro... che si trovano d'accordo.

Gli elementi sviluppati nei due tempi di questa riflessione mi sembra portino un concreto ancoraggio e una specie di sostegno razionale all'intuizione di Giovanni Paolo II, proponendo di aggiungervi  il “discorso” di un corpo, il corpo femminile. Ma anche di rendere più vivo questo “discorso” con la visione di un grande cristiano che arrivò a dilatare la sua comprensione del mondo per leggerla come un’immensa avventura cosmica, mossa dal desiderio, dall’attesa, dalla ricerca di quel Dio-Amore che ci è stato rivelato. E in quest’avventura, in questo mondo nel travaglio del parto (cfr. Rm 8,22) egli ha visto precisarsi il ruolo della donna.

 

Il Femminino, un mistero?

Sì, penso che si possa affermare: un mistero femminile esiste. Perché, veramente, se ci si sofferma sulle donne, quante domande!

L'oppressione che segna universalmente la storia della loro condizione. Una forza, in loro, così potente, stranamente velata di debolezza. Quel fascino che emana da loro, o che le attraversa? I ruoli di secondo piano di cui molto spesso sembrano accontentarsi. Quella capacità di amare.

Non si può dunque parlare di mistero? Ma come tentare di avvicinarsi a questo mistero? Come cercare di penetrarlo almeno un po’? Un mistero può essere illuminato non soltanto dal pensiero. Quel che ci appare come un mistero supera i limiti imposti ai nostri concetti. Per approcciarlo, bisogna umilmente arrischiare una contemplazione. Un’attenta contemplazione delle onde che si agitano lievi nell'intimo del nostro essere.

Allora, non ascoltiamo ciò che si dice delle donne. Guardiamole. E lasciamo penetrare i dati di questa contemplazione, prestando attenzione agli echi che risvegliano in noi.

 

Una contemplazione: contempliamo il loro corpo

Un corpo così caratteristico. Quel sesso velato. Modellato per esperienze intime. Apertura che apre verso uno spazio vuoto. Uno spazio capace di accogliere gli inizi di un essere e di condurlo fino alla vita. Uno spazio disponibile, quasi preservato. Un corpo quindi, per la sua struttura, come in attesa...

Quei seni. Capaci di alimentare e di accompagnare la vita che il corpo ha generato verso l'autonomia. Seni branditi, tesi in avanti, come proposti. Un'offerta...

Quello scorrere regolare del sangue. Se il sangue è rigettato, lo è perché non è servito. Servito all'avvio di una nuova vita. Era stata una proposta, solo una proposta. Tutti i mesi, una proposta. Un’offerta...

La bellezza di quel corpo, così universalmente celebrata. Un corpo grazioso. Da dove viene quella grazia...? Quindi un corpo che lavora per la vita. Ma anche, formalmente e strutturalmente, un corpo come offerta. Come in attesa.

Un corpo che porta, simbolicamente, la forma dell'amore. Dell’amore nella sua versione più completa, quella di un amore che ha oltrepassato lo stadio del desiderio, della gioia dell’amicizia condivisa, per diventare offerta.

Si potrebbe rendere esplicita allora la ragione per cui quel corpo affascina tanto. Esso porta la forma del nostro desiderio più profondo. Della “necessità” che segna il nostro essere: quella di amare e di essere amati. Da esso emana senza dubbio un fascino legato a questo stato di offerta, a questa funzione di offerta. Da quel corpo si irraggerebbe un’immagine carnale del dono...

Un corpo dunque segnato da sorprendenti legami di carne con l'amore.

E che dire ancora di quel regolare scorrere del sangue, di quella perdita ritmica che lo scandisce? Vi si può vedere un corpo concretamente connesso col tempo. Secondo un ritmo non controllabile dalla volontà. Un corpo a cui il tempo e l'universo dettano la loro legge. In una dipendenza rinnovata regolarmente. Ogni mese. Imponendo così all’essere una solidarietà con l'universo, in una specie di sottomissione. Strana dipendenza dalle leggi del cosmo. Strana dipendenza inscritta nella carne dell'essere umano. Dipendenza imposta, ripetuta, vissuta, e dunque obbligatoriamente accettata. Lezione ripetuta instancabilmente sulla non-onnipotenza che segna la nostra condizione umana. Ma anche dipendenza che implica la profonda percezione che noi non siamo “esseri collocati nel mondo”, ma siamo semplicemente degli “elementi del mondo”. E questo per la totalità del nostro essere. Senza che i nostri slanci spirituali possano essere considerati come qualcosa di dissociato da esso. Da quell’essere di carne che li contiene. Lezioni totalmente carnali, e tuttavia dall’enorme impatto interiore.

Consideriamo anche la strana capacità di quel corpo di trasmettere la vita, di trasmettere quel mistero che è la vita, di essere mediazione di un mistero. Di poter così mescolare intimamente quel che è nostra carne e quel che ci trascende; una capacità di “sapere” il legame che esiste tra la nostra corporeità e ciò che ci trascende. Meglio ancora, attraverso l’esperienza della maternità, una capacità di “vivere” questo legame. Di vivere nel proprio essere una vera fusione, una confusione persino, fra questi due ordini, il carnale e lo spirituale da cui è abitato.

Quindi un corpo che dipende dal mondo. Una dipendenza da constatare, da vivere, da accettare. Una non-onnipotenza quotidianamente sperimentata da un “essere” che si conosce come elemento del mondo. Quindi, un corpo che “educa” l’essere. Ma anche un corpo che si scopre mediazione di un mistero che ci supera: un corpo-mistero.

Quindi un corpo luogo di una particolare e intensa fusione delle dimensioni carnali e spirituali dei nostri esseri. Il corpo di un essere in cui queste dimensioni si vivono indissolubilmente legate, senza possibilità di disconnettersi, senza che la dimensione spirituale che lo abita possa viversi unicamente nell’ordine intellettuale.

 

Ma osserviamo anche i loro modi di essere

Anche questi molto caratteristici.

Questo desiderio attivo, questa quasi “necessità” di sedurre, di piacere. Da dove viene questa chiamata così forte? Qual è il suo scopo? Appagare un’attesa, realmente “strutturale”, come ci è sembrato di scoprire? Attirare l’altro verso di sé? Ma per cosa? Per tenerlo meglio, possederlo meglio? O amarlo meglio? Due possibilità di utilizzare questo potere: tenere o liberare, possedere o amare. Una scelta lasciata alla libertà dell’essere.

Questa capacità di “sentire” l'altro, di adattarsi a lui. Una capacità che contribuisce al potere di seduzione. Un asso nella manica per meglio sedurre. Ma, anche in questo caso, a che scopo? Possedere meglio, manovrare meglio, manipolare meglio? O amare meglio, aiutare meglio ad essere? E allora questa diventa una capacità di rispettare, di amare anche al di là delle insufficienze. Ancora una scelta di libertà.

 Questa capacità di donarsi. Ai loro figli, ai genitori anziani, a quelli che amano, ai piccoli, ai deboli, ai forti....da dove viene questo slancio così forte? Da quella “necessità” di compiere l’offerta che strutturalmente esse sono? Da quel bisogno di soddisfare l'appello viscerale all'amore che sembra muoversi in esse?  Quella necessità di “dire”, di dare carne e visibilità ai sentimenti. Di praticare la bontà, la dolcezza. Anche prima di doverlo affermare, volere il bene.

  Ritrovare allora in lei l’incapacità di dividere in se stessa la vita concreta da quel “sordo” appello a più essere da cui è abitata. Vedere in lei, divenuta percettibile, la fusione degli ordini carnali e spirituali che la costituiscono.

  Forza vitale dovuta senza dubbio al legame così particolare con la vita che segna il suo essere. Legame che la porta a essere fondamentalmente abitata dal desiderio di preservare la vita. Preservare la vita, preservare i suoi, preservare se stessa, e per questo, molto spesso, pagare un prezzo[1].  E se occorre, accettare di venire a patti, di servire, accettare un’apparente sottomissione, accettare la trasparenza. Si capirebbe meglio allora la difficile storia della condizione femminile. Non potendo imporsi con la forza, le donne accettano molte cose per preservare  la vita.

Così acquistano senso i comportamenti specifici, se li si guarda alla luce di ciò che l’osservazione del suo corpo aveva permesso di scoprire e se si tiene conto di quell’esigenza di libertà e quella “necessità” d’amore (darne e riceverne) che universalmente ci anima, noi esseri umani.

Prendere in considerazione la tavolozza delle possibili qualità di questo amore ci permetterà di misurare la forza del potere di cui questo essere dispone. E questo mediante la forza del suo impatto. Quello di un amore liberatore che saprà accompagnare l’altro verso una nuova nascita a se stesso. O di un amore possessivo che arriverà fino a rivelarsi nefasto, quasi castrante.

 

Quanti lumi!

Osservazioni sorprendenti! Questo sguardo, che voleva essere di semplice osservazione, rivolto all’essere femminile, questo sguardo che voleva essere libero da qualsiasi a priori, qualsiasi peso culturale, ci ha portato a veder sorgere tanti significati. Osservando quell'essere, non sono tanto le funzioni del suo corpo, né le particolarità dei suoi comportamenti a restarci impressi, quanto la profondità del movimento sotteso ad essi e che dà loro un senso. E questo ci permette  di entrare in profondità nel mistero della nostra umanità, nella sua grandezza, nella sua bellezza.

  È stata letta come una lettura simbolica di quello che abbiamo osservato. Ma non si tratta forse del passaggio obbligato di quel lavoro profondamente umano che continuamente facciamo? Il lavoro che consiste nello stabilire una distanza dalla nostra condizione di essere carnale, con la nostra capacità di trasferire i dati di quella stessa condizione in un mondo simbolico in cui ci si rivela la verità della nostra attesa che, poco a poco, arriva ad esprimersi.[2]

 

Incontro con Teilhard: il poema mistico, “L'Eterno Femminino”

Dopo queste osservazioni così straordinarie che ci hanno dimostrato una tale forza da imporsi a noi quasi “razionalmente”, è illuminante incontrare il poema di Pierre Teilhard de Chardin: L'Eterno Femminino.[3]

La sua lettura risuona in perfetto accordo con le nostre osservazioni e aggiunge loro una maggiore intensità.

 

“L'Eterno Femminino”

Magnifico poema! Ma anche disorientate. Come si può essere certi di averlo ben compreso? Quanti rischi di non saper penetrare tutto il suo contenuto! Di vedervi soltanto il “canto” di un uomo che scopre “l’Amore”. Quell’amore che gli si rivela attraverso il potere e la seduzione di una donna (madre, sposa, bellezza, desiderio...)

 Ma no. In questo poema si canta non la Donna, ma il Femminino.  Allora, di che si tratta? Come comprenderlo?

 Le ricerche di Teilhard sull’origine dell'uomo e sull’evoluzione dell'universo lo hanno portato alla constatazione che tutto nell'universo si è sviluppato per unione; e ogni unione fa nascere qualcosa di nuovo, dalle proprietà inattese. E questo secondo un movimento ininterrotto fin dall'origine del mondo. Fin dal principio, l’universo è sottoposto a una forza, una forza unitiva, che gli dà impulso e lo anima. E gli organismi assemblati sempre più complessi che così si formano lasciano emergere manifestazioni di spirito, poi di coscienza, sempre più importanti.

 Teilhard allora s’interroga. L’universo continua il suo percorso. Continua ad evolvere, a raccogliersi in sempre nuove unioni. La forza unitiva che lo anima dunque esiste sempre, sempre in azione e seducente. Essa ha la capacità di muovere il mondo nella sua totalità – e dunque, necessariamente, di muovere la sua parte più cosciente: l’umanità. Ma per attirare l’umanità, un’umanità cosciente, questa forza deve poter farla sperare in qualcosa che la tocchi in un desiderio molto profondo. Come può succedere questo? Una forza che la raggiunga in un desiderio profondo, inevitabile, sempre vivo; un’umanità che non è mai la stessa, in perpetua evoluzione, in continua crescita di coscienza. Come può avvenire ciò?  Quale può essere questo desiderio così profondo, così inestinguibile e vivo in ogni essere umano?

     Questo è il contenuto del poema teilhardiano.  Ascoltiamo Teilhard:

Sono apparsa fin dall’origine del Mondo. Da prima di tutti i secoli, sono uscita dalle mani di Dio, abbozzo destinata a perfezionarsi attraverso i tempi, cooperatrice della sua opera.  Tutto nell’universo avviene per unione e fecondazione, per raggruppamento degli elementi che si cercano e si fondono due a due, e rinascono in una terza cosa. Dio mi ha sparsa nella Molteplicità delle origini come forza di condensazione e di concentrazione.[...] Sono il fascino mescolato al Mondo per farlo raggruppare, l’Ideale sospeso sopra di lui per farlo salire.

  Sono il Femminino  essenziale.

Così questa iniziale forza di unione, questa forza in opera a partire dal big-bang che dà impulso e anima l’universo, questa attrazione originaria, Teilhard la chiamerà  Il Femminino.

Come si spiega questo nome? Teilhard osserva, nello svolgersi dell'evoluzione, la persistenza di questa forza, in una continuità senza interruzione. Con l’avvento dell’essere umano, egli vede questa attrazione prendere la figura della donna. E questa forza unitiva la vede spiritualizzarsi. È diventata Amore. La loro unione è diventata Comunione.

In principio, ero solo un vapore ondeggiante, mi mimetizzavo in affinità a mala pena coscienti in polarità deboli e diffuse […] Con la Vita, ho cominciato ad incarnarmi in esseri che sceglievo perché erano particolarmente a mia immagine. Gradualmente, mi sono individualizzata [...] via via che le anime diventano suscettibili di un'unione più ricca, più profonda, più spiritualizzata. Così, si formava pazientemente, nel segreto, la specie della moglie, della madre....   Nel corso di questa trasformazione, non ho rifiutato nessuna delle seduzioni inferiori che avevano contrassegnato le fasi successive della mia apparizione [….] Le ho solo inglobate e messe a servizio di una maggiore coscienza. In questo modo, via via che gli esseri viventi si perfezionavano sulla Terra, a tutte le zone concentriche dei loro desideri ho potuto oppormi, cerchio dopo cerchio, - sempre in anticipo  sulla loro crescita -, come la forma più appropriata della loro felicità...

 [...]   Quando un uomo ama una donna, egli pensa all'inizio che il suo amore sia rivolto a un individuo come lui […] Molto presto, però, è preso da stupore ...Pensava di trovare vicino a sé solo una compagna: si accorge invece che in Me è a contatto con la grande Forza segreta, la misteriosa Latenza – venuta in questa forma per trascinarlo. Chi mi ha trovato è sulla soglia di tutte le cose. Non solo con l’intermediazione della sua sensibilità, ma per le connessioni fisiche della mia stessa natura, io mi prolungo nell’anima del Mondo […] Sono io l’accesso al cuore globale della creazione.

 Vediamo così quella misteriosa forza di unione che anima l’universo (il Femminino per Teilhard) lasciare lo stato incerto di “vapore ondeggiante” per rendersi visibile nell’essere femminile, nella donna. Che le dà visibilità  nella sua forma (“in me viene a contatto con la grande Forza segreta... venuta in questa forma per trascinarlo”), quella forma del suo corpo che la nostra contemplazione ci ha permesso di individuare come forma dell'Amore. Ma anche, nella sua capacità d’amore (“la specie della moglie, della madre”) e  nella sua natura, contrassegnata, come abbiamo constatato, dalla fusione di carnale e spirituale (“per le connessioni fisiche della mia stessa natura, mi prolungo nell’anima del Mondo...”)

 E nel Femminino così individuato, Teilhard vede la porta di accesso al “cuore della creazione”. La porta per accedere non solo al mondo, ma all’ “anima del mondo”.  Un Femminino di cui si può allora intravedere la missione.

 

Davanti a una Umanità che sale senza posa, il mio ruolo richiede che io mi ritiri sempre più in alto, - sospesa al di sopra delle aspirazioni sempre più grandi della Terra, come un richiamo, una preda, - quasi afferrata, mai posseduta (...)

Io sono l’immarcescibile Bellezza dei tempi a venire, - l'ideale Femminino.

Per trascinare il mondo, la forza che lo anima deve sedurlo. Per mantenere il mondo “nel desiderio”, deve necessariamente sempre collocarsi al di sopra delle sue immediate aspirazioni, proponendosi come “un richiamo e una preda, - quasi afferrata, mai posseduta....”.

 Nel nostro tempo, questa forza ha preso forma nella donna. Essa deve continuare ad animare l’umanità con la sua capacità di attrazione e lo farà attraverso la donna, una tappa nella continuità di questo processo...

Nel corso di questa trasformazione non ho respinto nessuna delle attrazioni inferiori che avevano segnato le fasi successive della mia apparizione”.

 Dunque, è attraverso la donna, forma nella quale risiede “la grande Forza segreta”, che l’umanità sarà trascinata verso le vette del suo più intimo desiderio, un desiderio d'Amore.... “Solo l’Amore è capace di muovere l’essere”... E questo tramite la sua creatività per restare sempre “desiderabile”, “desiderata”: “Sono la....Bellezza dei tempi  a venire, - l’ideale Femminino”.

 Così è con la donna, ma al di là di lei, che l’umanità progredirà verso il suo più intimo desiderio.

Come percepire questo “al di là” della donna? Teilhard allora parla  non più da scienziato, ma da cristiano.

Così, più diventerò Donna, più diventerà immateriale e celeste la mia figura...In me l'anima tende a sublimare il Corpo, - la Grazia a divinizzare l’anima. Chi vuole tenermi dovrà cambiare con me...[...] Solo l’amore è capace di muovere l’essere....[...] La tenera compassione, l’incanto della santità che emanano dalla Donna – in modo così naturale che si può cercarle solo in lei e, tuttavia, in modo così misterioso che non possiamo dire qual è la sua sorgente-, è la presenza di Dio che si fa sentire e che ci rende ardenti. Posta fra Dio e la Terra, come un luogo di attrazione comune, io li faccio venire l'uno verso l’altro, appassionatamente....finché in me abbia luogo l’incontro in cui si consumano la nascita e la pienezza di Cristo, attraverso i secoli.

    Io sono la Chiesa, sposa di Gesù

    Io sono la Vergine Maria, madre di tutti gli esseri umani

   […] Sin nel fuoco del contatto divino, io esisterò, tutta intera con tutto il mio passato.

   […] Sono l’Eterno Femminino.

  È da quel Dio che ci si è rivelato come puro Amore – da quel Dio “Alfa e Omega” dell’universo – che proviene questa forza iniziale e ultima di animazione del mondo che ci è apparsa come Amore.

Teilhard dirà: “È un Amore che costruisce l'universo”. Allora il ruolo della donna si precisa: “Posta fra Dio e la Terra, li faccio venire l’uno verso l’altro appassionatamente”. E con la sua venuta, Cristo illumina tutto. Ci fa vedere l’immagine perfetta della donna finale: Maria, fusione totale di una carne nell’Amore.

  È così che Maria, donna completa nella sua perfezione, propone all’universo il suo destino. Tramite lei, l'universo si fonde in Dio, l’universo diventa Amore. Realizzando così il suo più intimo desiderio. Dove noi abbiamo parlato di mistero, di trascendenza, d’amore, il mistico Teilhard parla di Dio. E in questo percorso verso Dio, il compito della donna si rivela immenso.

  Ma questo compito, la donna non potrà portarlo a compimento da sola. Si farà portare dalla dinamica d’amore che lega fra loro gli uomini e le donne. Ascoltiamo nuovamente Teilhard che sviluppa così chiaramente le dimensioni della loro reciproca necessità:

Nella fase attuale del Mondo, l’Uomo non è stato ancora completamente rivelato a se stesso dalla Donna, né reciprocamente. L’uno e l’altro  non saprebbero perciò, grazie alla struttura evolutiva dell’universo, stare separati nel corso del loro sviluppo. Non è isolatamente (sposati o non sposati), ma per unità accoppiate che le due parti, maschile e femminile, della natura devono salire verso Dio. Non su una monade, ma sulla diade umana  si posa la spiritualità.[4]

 

Così forti elementi di luce

Veramente questa riflessione ci ha permesso di avvicinarci un po’ di più al “mistero femminile”! Avevamo rivolto il nostro sguardo ad un fenomeno reale: la donna, il suo corpo e le determinazioni che quel corpo poneva al suo essere. Ci sono apparsi allora tanti aspetti. Abbiamo scoperto le sorprendenti connessioni delle donne con l’universo, col tempo, con ciò che ci supera; abbiamo scoperto in loro la necessità di una inevitabile accettazione della non-onnipotenza; abbiamo scoperto una predisposizione “strutturale” all’amore, nella sua versione del “dono di sé”, una solidarietà non solo con l’universo, ma anche con ciò che ci attira pur restando per noi fondamentalmente misterioso. E questo fonda in lei l’incapacità di separare le due dimensioni del nostro essere, la sua dimensione corporea e la sua dimensione spirituale.

 Poi ci siamo soffermati sulle particolarità dei suoi comportamenti. Abbiamo così potuto “leggere” verso cosa il gioco della libertà poteva portare il suo essere: narcisismo, eccessivo ascendente sull'altro, o immenso dono di sé.

Ma noi guardavamo questa realtà sullo sfondo di un universo immobile. Teilhard  ci ha trascinati ben oltre. Ci ha fatto spostare lo sguardo sullo sfondo di un universo la cui mobilità permea tutti gli elementi. E quindi, anche la donna.

Abbiamo visto allora aprirsi nuove dimensioni alla nostra riflessione: una direzione, un futuro, una fine. Piste mistiche si sono aggiunte coerentemente a ciò che la semplice osservazione (di tipo fenomenologico) della donna, del suo corpo, dei suoi comportamenti, ci aveva permesso di mettere in evidenza. Ci sono allora apparse delle prospettive che potevano illuminare in profondità lo sguardo delle donne su se stesse. Ma anche quello degli uomini su di loro... e il loro lato “incomprensibile”!

 Così, l’abbiamo capito, lo vediamo, è una lanterna, un vero fanale che le donne devono innalzare e conservare efficiente... Devono saperne presentare la luce per sempre, in modo risplendente, attraente. Devono ravvivarla con tutta la creatività del loro cuore perché avanziamo insieme su quella via di umanizzazione che ci attira tutti, al di là delle nostre resistenze. Una via che passa dall'Amore in tutte le sue dimensioni umane (eros, philia, agape) e che conduce a Dio.

 Ma non solo loro sono responsabili di questo percorso, di questo avvento. Come è sempre stato, esse hanno bisogno degli uomini, del loro sguardo, della loro forza, del loro sostegno....

 Ma pure, quali importanti dati si sono presentati ai nostri occhi, premessa ad ogni riflessione sul “genere”!

 Infatti, la nostra osservazione ci ha resi consapevoli del profondo impatto che la struttura sessuata della donna ha in lei. Abbiamo potuto vedere quanto è forte sul suo essere l’impatto del sesso biologico, e quanto questo segna profondamente la sua percezione del mondo. Segnando anche la sua psicologia, il suo timore del mondo, il suo modo di collocarvisi, l’impatto che poteva produrvi... È evidente che un’analoga riflessione sull’uomo metterebbe in luce particolarità strutturali legate alla definizione che il suo sesso gli “assegna”: particolarità diverse, particolarità “maschili”.

    Il sesso biologico si è dunque rivelato una specie di germe. Inevitabile, viscerale, strutturale. Un germe, fondamento basilare di ogni essere che segna in modo ineluttabile la sua umanità sessuata. Un dato prezioso che va posto a fondamento di ogni riflessione sul “genere”. Ma al di là, evidentemente, resta un vasto campo di riflessione. Infatti, a partire da questa identità sessuata, da questo sesso biologico che è, in certo qual modo, “assegnato”, resta da scavare per conoscere gli spazi di cui l’essere può disporre per esercitare la sua libertà, per sviluppare la sua creatività, per completarsi. Scavare ponendo la realtà umana all'interno di una complessità più ampia di quanto la percepissimo fino ad ora, prima dell'apertura così sconvolgente di tutti questi interrogativi sul genere. Dobbiamo anche impegnarci a conoscere meglio questa realtà. Per capirla meglio, viverla meglio, sapere riconoscerla meglio e accoglierla nella sua diversità. Ma anche per individuarne meglio le derive.

 Tutto questo lavoro di approfondimento contribuirebbe a metterci a disposizione, sulla base delle nostre riflessioni, abbondanti elementi  per illuminare le opzioni etiche di piena umanità che, in modo così pressante, oggi ci viene richiesto di fare. Ci permetterebbe anche di accompagnare, in modo più lungimirante il lungo e doloroso lavoro di emergenza di quello Spirito della Terra, di quell’Anima del Mondo che desideriamo e aspettiamo.

 

Traduzione dal francese di Donatella Coppi

  Articolo apparso su Teilhard aujourd'hui 14 (febbraio 2014)


[1] Non sempre...tanti aborti....Legati a quali situazioni?

[2] Queste riflessioni sono sviluppate più ampiamente nel libro di Jacqueline Barthes: Le Féminin: un drôle de genre, Saint Léger Editions, 2013

[3] In Pierre Teilhard de Chardin, Écrits du temps de la guerre, Seuil, Paris 1976, p. 279 ; tr. it. La Vita cosmica. Scritti del tempo di guerra 1916-1919, Il Saggiatore, Milano 1971, p. 317

[4] Pierre Teilhard de Chardin, L'évolution de la Chasteté in Les Directions de l'Avenir, Seuil, Paris 1973, p.65 ; tr.  it. Le direzioni del futuro, SEI, Torino 1996, p. 86