Il transumanesimo minaccia il futuro dell'umanità?

Javier Elzo

Il transumanesimo minaccia il futuro dell’umanità?[1]

Javier Elzo

Docente di Sociologia all’Università di Deusto, Bilbao

 

In ciascuno di noi convivono un tecnofilo (apprezziamo che la tecnica ci aiuti nella nostra vita quotidiana) e un tecnofobo (combattiamo la schiavitù delle “macchinette” nella quale cadiamo spesso).

Come tecnofili non possiamo che gradire come, ad esempio, una protesi ci aiuti a camminare senza dolore, o come il comunicare con la posta elettronica ci faciliti lo scambio di messaggi in modo rapido, comodo e quasi gratuito.

Siamo invece tecnofobi quando vediamo i nostri anziani subire un accanimento terapeutico che impedisce loro di lasciare questa vita con dignità. Siamo tecnofobi quando constatiamo che un’operazione che prima richiedeva mezz’ora, attualmente, per i protocolli imposti dalle amministrazioni pubbliche o private o i cambiamenti resi obbligatori dalle imprese informatiche per vendere di più (si veda il libro di David Graeber Burocrazia. Perché le regole ci perseguitano e perché ci rendono felici[2],  nel quale si evidenzia in quale groviglio ci hanno condotto la burocrazia e la tecnologia informatica). Sono certo che il lettore potrebbe moltiplicare gli esempi.

Il dilemma di Nicholas Carr

Siamo presi nel dilemma che pochi anni fa ci poneva la lettura del libro di Nicholas Carr Internet ci rende stupidi? Come la rete sta cambiando il nostro cervello[3]. Egli ci propone ci due tesi contrapposte: quella degli “strumentalisti” contro quella dei “deterministi”.

Da un lato, gli “strumentalisti” sostengono che gli strumenti tecnologici, considerati per sé stessi, sono neutri.  Sono strumenti, mezzi di cui noi umani ci serviamo e sono subordinati ai nostri desideri e alle nostre priorità, in ultima istanza ai nostri fini. I fini, gli obiettivi, li decidono gli umani e le tecnologie no sarebbero che mezzi per raggiungere più facilmente questi fini.

Carr si avvicina alla tesi determinista quando scrive che “i mezzi non sono solamente canali di informazione. Forniscono la materia del pensiero e inoltre modellano il processo di pensiero”, fino ad affermare più avanti che possono condurre a modificare il funzionamento del cervello umano, questione alla quale dedica un intero capitolo. Alla conclusione del suo libro scrive che “noi programmiamo i nostri computer e, dopo, essi programmano noi”.

Riceviamo un’infinità di informazioni, in modo quasi istantaneo, da fonti che spesso non controlliamo, informazioni che non sappiamo (o non possiamo?) classificare per priorità, così che “più informazione può significare minore conoscenza”. Carr si spinge ancora oltre quando, citando l’opera di Kandel Alla ricerca della memoria: la storia di una nuova scienza della mente[4], scrive che “per alcuni tipo di pensiero, specialmente la scelta in decisioni morali sulle situazioni sociali e psicologiche di altre persone, è necessario impiegare tempo e riflessione adeguati. Se le cose accadono troppo rapidamente, non sempre si possono assimilare bene le emozione riguardo gli stati psicologici degli altri”. Sarebbe temerario saltare alla conclusione che Internet starebbe minando il nostro senso morale. Ma non sarebbe avventato suggerire che, mentre la Rete ridisegna il nostro cammino di vita e diminuisce la nostra capacità di contemplare,  “sta alterando la profondità delle nostre emozioni e dei nostri pensieri”. Con il movimento transumanista credo comunque che la disputa ha compiuto un grande passo.

Devo subito confessare che sfino al 3 novembre 2015 non sapevo nulla del movimento “transumanista”, che alcuni definiscono come un umano “aumentato” e che, per quanto ho letto pochi giorni fa sul TGV che mi portava a Parigi, nasce nel 1998 come Associazione transumanista mondiale, fondata dallo svedese Nick Bostrom che la definì, in inglese “Humanity +”.

In cosa consiste il movimento transumanista?

Con le parole di Jean-Michel Besnier, docente di filosofia all’Università della Sorbona, pubblicate dal quotidiano La Croix, “si tratta di un movimento che intende migliorare l’uomo, ‘aumentarlo’, grazie al potere delle scienze e delle tecniche. I transumanisti  nutrono l’ambizione di trascendere i limiti biologici dell’essere umano, mettere fine alle malattie, alla sofferenza, al rischio della nascita, come pure all’invecchiamento e alla morte. Dicendo questo, continua Besnier, non stiamo parlando di cose fantastiche, poiché ci sono équipes che stanno attualmente lavorando in questo senso, con considerevoli apporti finanziari”.

Nella sua intervista Besnier cita il progetto CALICO, che cerca di prolungare i limiti della speranza di vita, progetto sostenuto da Google. Entrando su Internet in ”CALICO progetto Google” vi si può leggere, all’inizio, che “stiamo affrontando l’invecchiamento, uno dei più grandi misteri della vita”.

CALICO è un’impresa di ricerca e sviluppo, la cui missione di sperimentare le tecnologie avanzate per aumentare la nostra comprensione della biologia che controlla la vita utile. Il compimento di questa missione richiederà un livello di sforzo interdisciplinare senza precedenti e un investimento a largo raggio per il quale il finanziamento è già avviato”.

Infatti, nel settembre 2014, Google annunciava un investimento di 1,5 miliardi di dollari per questo progetto. Nel dossier di La Croix troviamo una bibliografia con venti titoli, tutti in francese, di cui sette sono del 2015.

Essendo del tutto digiuno sul tema, con la bibliografia in mano mi sono diretto ad una delle mie librerie preferite di Parigi, “Compagnie”, rue des Ecoles 58, per chiedere consigli e informarmi con alcuni libri sul transumanismo.

La responsabile del settore Scienze Umane, che già mi conosceva, non solo si è occupata di me con grande amabilità – ciò che non sempre  succede presso i nostri vicini del nord – ma in un attimo mi ha consegnato otto libri, alcuni dei quali non si trovavano sulla lista di La Croix. Mi disse che, qualche tempo prima, avevano dedicato al tema  una vetrina della libreria. Qualche libraio se ne occupa ancora, anche se ormai è difficile confrontarsi con la competenza di Amazon che, di certo, esercita una sorta di censura sui commenti ai libri. Devo darne conferma.

 

La Singularity University, certamente singolare

Esco dalla mia libreria parigina con due libri e comincio a leggerli. Uno di essi, L’humain augmenté, del 2015 curato da Édouard Kleinpeter, fisico di formazione e ingegnere ricercatore al Centre National de Recherches Scientifiques (CNRS),  è un elenco di 14 testi che studiano il movimento da diverse discipline.

L’altro è La tentation transhumaniste di Franck Damour.[5] Damour sottolinea l’importanza della “Singularity University” nella Silicon Valley, fondata da Ray Kurzweil, uno dei “guru” del movimento transumanista – Università che si presenta con questa idea: “La nostra missione è educare, ispirare e abilitare i leaders nell’applicazione di tecnologie esponenziali per far fronte alle grandi sfide dell’umanità. Essi intendono per tecnologie esponenziali quelle che si raccolgono sotto l’acronimo NBIC: nanotecnologie, biotecnologie, informatica (Big Data e Internet) e la scienza cognitiva (Intelligenza artificiale e robotica).

Il transumanesimo considera alcuni aspetti della condizione umana, “come la disabilità, la sofferenza, la malattia, l’invecchiamento o la morte come inutili e indesiderabili”, superabili grazie alle sinergie che il movimento sta mettendo in azione.

Posto in questi termini, chi non vorrebbe prendere parte a questo sogno? Il desiderio di vivere in eterno, di  non soffrire di malattie, non invecchiare, programmare il colore degli occhi dei bambini prima della nascita, etc., che siano alti, belli e intelligenti - ha una gigantesca attrazione. Quindi, anche potere e finanziamenti.

In effetti, il credo di questo movimento è in linea con quello dei poteri economici e politici. Secondo il loro giudizio, la prosperità economica passa per la innovazione tecnologica (sia pure non necessariamente scientifica) e deve estendersi al massimo. Dobbiamo pensare inoltre ad un’altra ragione. Dopo le barbarie del XX secolo, l’uomo di oggi ama se stesso.

L’umanità sembra attraversare una profonda depressione segnata da questa mancanza di auto-stima che origina, a sua volta, l’attaccamento alle macchine. Detto in altro modo: poiché l’uomo è così fallibile – lo dimostra il fatto che la sua volontà ha condotto al peggio, perché non confidare nelle macchine e lavorare per la nascita di una umanità nuova? Così l’uomo di oggi (inteso essenzialmente al maschile), pone il suo futuro nelle macchine.

 

Un cardinale affronta il tema

Ho saputo in seguito che il Cardinale Gianfranco Ravasi, nel discorso da lui pronunciato per la sua investitura come Dottore Honoris Causa all’Università di Deusto, il 4 marzo 2014, dal titolo di “Le nuove sfide del dialogo tra la morale e la scienza”, aveva già fatto riferimento al “transumanesimo, proposto da Julien Huxley in chiave sociale e trasferito negli anni Ottanta del secolo passato all’ambito scientifico” e citava Robin Hanson affermando che “il transumanesimo è l’idea secondo la quale le nuove tecnologie probabilmente cambieranno  il mondo nel prossimo secolo e in quelli seguenti, fino al punto che i nostri discendenti non saranno più, sotto molti aspetti, umani”. Saranno “transumani”, come pure “postumani”, e in qualche caso, “postdarwiniani”.

Ravasi affrontava nella sua conferenza le sfide poste dalla scienza alla morale e alla religione. E concludeva con queste parole: “Non per caso Max Planck, il grande artefice della teoria quantistica, nel suo La conoscenza del mondo fisico, non esitava ad affermare che ‘scienza e religione non sono in contrasto, poiché hanno bisogno l’una dell’altra per completarsi nella mente di un uomo che pensa seriamente”. Si tratta di un dialogo epistemologicamente rigoroso e rispettoso, persino necessario.

Al punto che Einstein, nel suo libro autobiografico  Gli ultimi anni giungeva a coniare la famosa formula: “La scienza senza la religione è zoppa. La religione senza la scienza è cieca”. E alla fine della sua esistenza, nel 1955, in una sorta di testamento, lanciava nel suo Messaggio all’umanità un appello: “Noi, gli scienziati, rivolgiamo un appello come esseri umani che si rivolgono ad esseri umani. Ricordatevi della vostra umanità e dimenticate il resto”.

 

Conclusione: filosofi e scienziati sono inquieti

Nessuno mette in dubbio la bontà dei progressi scientifici nel campo della sanità, dell’educazione e di tutto quel che si vuole. Ma qui si pretende, addirittura, di modificare la specie umana e, ancora oltre il transumanesimo, alcuni già pensano al postumanesimo.

È quanto scriveva Luc Ferry, famoso filosofo francese, ministro dell’educazione con Mitterand, in un articolo pubblicato su Le Figaro il 5 novembre 2015 dal titolo “La Révolution transhumaniste”, che comincia così: “Innanzitutto non crediamo che si tratti di fantascienza. Recentemente, una équipe cinese è riuscita a riparare il genoma di cellule umane embrionali. Ciò che significa che le biotecnologie sono in grado di modificare la nostra specie in modo potenzialmente irreversibile, come si fa da anni di fatto con gli OGM (Organismi geneticamente modificati) vegetali.

Non possiedo le competenze per valutare in giusta misura la portata di determinati aspetti del movimento transumanista.  Ma quando leggo, nel Dossier di La Croix, nelle parole di Jean-Michel Besnier, che “il fisico Stephen Hawking, il fondatore di Microsoft, Bill Gates e l’ingegnere Elon Musk hanno recentemente  espresso la loro inquietudine per le minacce che l’intelligenza artificiale fa pesare sulla specie umana” – anch’io mi inquieto. Chiederò ad amici esperti di questi ambiti della scienza cosa pensano in proposito.

Ma, come mi lasciano intravedere le mie comunque limitate letture sul tema, constato che ci troviamo davanti a due approcci: uno è di coloro che, son serietà e rigore, intendono migliorare la specie umana, ma senza perdere la sua umanità, e l’altro è di coloro che, come Kurzweil e altri, si battono per la “tecnofabbricazione” di una postumanità, vale a dire di una specie radicalmente e definitivamente differente dalla nostra. Ma in questo caso non entriamo solamente in questioni di tecnologia, ma in un’ideologia che, molto al di là di qualunque etica, si pone in adorazione della tecnologia.

 

[1] Articolo apparso nel novembre 2015 sul sito Tendencias21 de las Religiones. Traduzione di Franco Bisio.

[2] Tr. it., Il Saggiatore, Milano 2016

[3] Tr. it., Raffaello Cortina, Milano 2010

[4] Tr. It., Codice, Torino 2010

[5] Ed. Salvator 2015