Fondamento di un’ecologia integrale secondo Teilhard de Chardin

Maria de Lourdes Ludovice Paixao

Fondamento di un’ecologia integrale secondo Teilhard de Chardin[1]

 

Presidente della Direzione della Associação Literatura, Literacia e Mediacão. Segretaria della Associacão dos Amigos de Pierre Teilhard de Chardin en Portugal. Autrice di Educar para a Cidadania (2000)

 

1. Introduzione

Il concetto innovatore di ecologia integrale, consacrato da Papa Francesco nella Lettera Enciclica Laudato si’, sulla cura della casa comune, viene sviluppato in modo particolare nel capitolo IV, intitolato “Una ecologia integrale”[2].

Secondo il Papa, l’ecologia integrale considera le interazioni sia dei sistemi naturali sia dei sistemi sociali e, perciò, richiede uno sguardo olistico sulle fragilità della nostra casa comune. Infatti tutte le creature, gli umani, gli animali, le montagne, gli oceani sono uniti nell’abbraccio della creazione, “non è superfluo insistere ulteriormente sul fatto che tutto è connesso. Il tempo e lo spazio non sono tra loro indipendenti, e neppure gli atomi o le particelle subatomiche si possono considerare separatamente.” Citando la Genesi, il Papa prosegue: “Noi stessi siamo terra (cfr Gen 2,7). Il nostro stesso corpo è costituito dagli elementi del pianeta, la sua aria è quella che ci dà il respiro e la sua acqua ci vivifica e ristora.” (§ 2). Pertanto, il Papa riconosce che oggi ci sono diversi motivi di inquietudine perché “maltrattiamo e offendiamo la nostra casa comune” e che “ i gemiti di so­rella terra si uniscono ai gemiti degli abban­donati del mondo, con un lamento che reclama da noi un’altra rotta.” (§53)

Nel capitolo II, intitolato Il Vangelo della Creazione, il Papa si sofferma sul mistero dell’universo:

“In questo universo, composto da sistemi aperti che entrano in comunicazione gli uni con gli altri, possiamo scoprire innumerevoli forme di relazione e partecipazione. Questo ci porta an­che a pensare l’insieme come aperto alla trascen­denza di Dio, all’interno della quale si sviluppa” (§79). E, in questa prospettiva,  afferma che “dire ‘cre­azione’ è più che dire natura, perché la Creazione ha a che vedere con un progetto dell’amore di Dio, dove ogni creatura ha un valore e un significato (§76). “Egli è presente nel più intimo di ogni cosa (…) Questa presenza divina, che assicura la permanenza e lo svilup­po di ogni essere, (e il Papa cita San Tommaso d’Aquino)  è la continuazione dell’azione creatrice (…). È grazie ad un’arte divina, inscritta nelle cose, che le cose stesse si muovono verso un determinato fine” (§80).

E più oltre, nel paragrafo 83 di questo Vangelo della Creazione, il Papa esplicita questo fine determinato:

Il traguardo del cammino dell’universo è nella pienezza di Dio, che è stata già raggiunta da Cristo risorto, fulcro della maturazione uni­versale. In tal modo aggiungiamo un ulteriore argomento per rifiutare qualsiasi dominio dispo­tico e irresponsabile dell’essere umano sulle altre creature. Lo scopo finale delle altre creature non siamo noi. Invece tutte avanzano, insieme a noi e attraverso di noi, verso la meta comune, che è Dio, in una pienezza trascendente dove Cristo ri­sorto abbraccia e illumina tutto. L’essere umano, infatti, dotato di intelligenza e di amore, e attratto dalla pienezza di Cristo, è chiamato a ricondurre tutte le creature al loro Creatore”.

Questo denso paragrafo, di natura escatologica, rimanda esplicitamente al Cristo Cosmico, al Cristo Universale, al Pantocrator, in breve, al Cristo Omega, fondamento della visione cristologica teilhardiana.

E, per la prima volta in un testo di grande autorità come un’enciclica, il Papa nomina esplicitamente il Padre Teilhard de Chardin, riconoscendo il contributo del suo pensiero per questa visione teologica.

Termina qui l’introduzione al tema, che aveva come obiettivo chiarire due dei suoi concetti centrali:

- la concezione ampia e innovatrice di ecologia integrale che struttura l’Enciclica Laudato si’ di Papa Francesco ma che, in un certo modo, come vedremo in seguito, il Padre Teilhard aveva anticipato.

- la visione teologica che la inquadra e che il Papa Francesco riconoscere di condividere con il Padre Teilhard de Chardin.

 

2. La vita e il pensiero di Teilhard de Chardin

Passerei ora a parlare in modo particolare di come il padre gesuita concepiva l’ecologia, prendendo in considerazione la sua esperienza di vita come scienziato e cristiano, come cittadino del mondo e mistico, come uomo del suo tempo e profeta di un tempo futuro. Affermo fin d’ora che la sua visione del mondo ecologica deriva dalle intuizioni rivelatrici che, nel corso della vita,  ispirarono la sua ricerca di “un Cristo sempre più grande”, e i cui fondamento teologici si trovano, in ultima analisi, nell’essenza del suo Credo, come cristiano e come gesuita.

 

2.1. Biografia

Cominciamo col rivisitare, per quanto in modo riassuntivo, la biografia del padre Teilhard, come uomo di Scienza e cittadino del Mondo e del suo Tempo, o, come lo definì il Cardinale Henri de Lubac, “Sapiente, profeta e mistico”.[3]

Nacque in un ambiente sociale aristocratico. Si formò e fece parte delle élites culturali, non solo del suo paese, ma anche del mondo. Ancora giovane, conobbe l’esilio forzato, ma anche il piacere dello studio e della ricerca scientifica. Sperimentò la violenza e la sofferenza sul fronte di battaglia, durante la prima guerra mondiale. Scelse di appartenere alla grande famiglia gesuita e soffrì in obbedienza i confronti con la gerarchia religiosa e la rinuncia forzata all’insegnamento universitario. Convisse ed ebbe corrispondenza con scrittori, filosofi, artisti, scienziati d’avanguardia. Coltivò amicizie profonde, femminili e maschili. Fu spettatore di scoperte straordinarie nei campi della Fisica e della Biologia: la Fisica Nucleare, che mostrò come materia ed energia fossero reversibili e che, pertanto, la materia poteva essere considerata come un campo di forze energetiche; la Biologia, che riconobbe l’evoluzione biologica come la spiegazione preferenziale per la storia della Vita, e a partecipò attivamente alle sue ricerche. Visse in Inghilterra, in Egitto, a Parigi, a New York e viaggiò per missioni scientifiche in tutta l’Asia, in Africa e in America. Sperimentò 23 anni di esilio in Cina, dove assistette alla brutale invasione giapponese e agli scontri fra nazionalisti e comunisti, e dove rimase forzatamente trattenuto durante tutta la seconda guerra mondiale. Collaborò alla nascita delle Nazioni Unite, tenne numerose conferenze e prese parte a congressi in tutto il mondo. Oltre a un gran numero di opere di carattere scientifico, lasciò un’eredità di tre libri la cui pubblicazione venne proibita, e 196 saggi di natura filosofica e mistica. Morì a New York, nella domenica di Pasqua, Pasqua di Risurrezione, secondo un suo desiderio che misteriosamente si compì[4]. Fu un uomo che interrogava il passato, viveva la storia del suo tempo e che anticipò il futuro.

 

2.2. Percorso spirituale

Fu l’indagine paleontologica che lo condusse a costruire una visione del monda, e fu questa visione del mondo che lo portò a ripensare il Cristianesimo, in una ricerca incessante di coerenza, di sintesi totale. La sua preoccupazione fondamentale, la linea del suo pensiero, fu l’approfondire la relazione fra due poli: Dio e l’Universo. In diversi scritti, espresse la tensione interna, o meglio, il conflitto interiore vissuto in questa confluenza di due vie da armonizzare: il Cielo e il Mondo, la teologia e la Scienza, la Fede e la Ragione, “i due assi dello spirito”, nelle parole del Cardinal Poupard.

Ascoltiamo la sua stessa testimonianza quando, nel 1916, sul campo di battaglia, sperimenta la presenza di Dio e scrive un testo dall’alone mistico, “La via cosmica”, che annuncia come “il mio testamento di intellettuale” e che significativamente dedica “alla Terra Mater e tramite essa soprattutto al Cristo Gesù”.[5]

“Scrivo queste righe per esuberanza di vita e per bisogno di vivere; per esprimere una visione appassionata della terra, e cercare una soluzione alle perplessità della mia azione; perché amo l’universo, le sue energie, i suoi segreti, le sue speranze e, nello stesso tempo, perché mi sono consacrato a Dio, unica Origine, unico Esito, unico Termine. Voglio lasciar esalare, in queste pagine, il mio amore della materia e della vita, e armonizzarlo, per quanto è possibile, con l’adorazione unica della sola, assoluta e definitiva Divinità”.

Più tardi, nel 1934, nel saggio “Credo in questo modo”, il Padre dà testimonianza del suo percorso interiore:

“L’originalità del mio modo di credere sta nel fatto di aver radici in due settori della vita abitualmente considerati come antagonisti. Per educazione e formazione intellettuale, faccio parte dei ‘figli del Cielo’. Ma per temperamento e per attività professionale, sono un ‘figlio della Terra’. Posto così, dalla vita, nel cuore di due mondi di cui conosco, per esperienza continua, la teoria, la lingua, i sentimenti, non ho eretto alcuna parete interna. Ma ho lasciato, in piena libertà, reagire l’una sull’altra, nel mio interno, due influenze apparentemente contrarie. Ora, al termine di questa operazione, dopo un trentennio dedicato alla ricerca dell’unità interiore, ho l’impressione che una sintesi si sia realizzata spontaneamente tra le due correnti che mi sollecitano. Questo non ha ucciso quello, anzi lo ha rinforzato. Oggi, probabilmente, meglio che mai, credo in Dio, - certamente più che mai credo nel Mondo”.[6]

 

 

 

2.3. Cristologia cosmica

Così, come Figlio della Terra, come geo-bio-paleontologo, dedicandosi allo studio del passato della Terra, Teilhard de Chardin scopre, negli assi dello spazio e del tempo, una struttura planetaria che, per quanto di natura fisica, si rivela dotata di un potenziale di spirito, che nell’Ambiente divino chiama “la potenza spirituale della materia”. L’Ambiente divino, il suo capolavoro di spiritualità, è significativamente dedicato “A coloro che amano il Mondo”. Materia che egli definisce “l’unione delle cose, delle energie, delle creature che ci circondano”, ossia “l’ambiente comune, universale, tangibile, infinitamente mobile e vario in cui viviamo immersi”. Con le sue parole, “Santa Materia che il Signore è venuto a rivestire, salvare e consacrare”.[7]

Le particelle di materia contengono, quindi, un dinamismo che le spinge ad evolversi verso l’apparizione della Vita sulla Terra, evoluzione che culmina con l’apparizione dell’Uomo – Il Fenomeno umano, titolo di un’altra grande opera di Teilhard de Chardin. E, con l’Umanità, si rivela la Noosfera, la potente sfera del pensiero costituita attorno alla Terra. E nella Terra, immersa nell’immensità del Cosmo, Teilhard intuisce il Senso Cosmico. E, con “Senso Cosmico”, intende “l’affinità che ci lega al Tutto che ci avvolge”.

In questa grande storia della creazione, di durata, molteplicità e immensità incommensurabili, Teilhard de Chardin elabora una sintesi di tutto il Reale: un processo evolutivo di unificazione del molteplice, mosso dall’attrazione di un Punto Omega, in direzione del quale la Materia si spiritualizza in modo crescente e dalla quale l’Uomo emerge come punto culminante o freccia dell’Evoluzione.

Come uomo di fede, Figlio del Cielo, Teilhard, “completando e coronando i Sensi Cosmico e Umano, vede un Senso Cristo, con il quale entriamo in contatto per mezzo delle energie spirituali irradiate dal Cristo Omega, dal Cristo Evolutore. Citando José Luis Archanjo  Ph. D., “Cristo, Figlio dell’Uomo, Figlio del Dio Vivo, Dio stesso incarnato che, avendo creato l’Uomo e il Mondo, li ha tanto amati da rivestirsi di loro, e si è manifestato storicamente in essi, attraverso di essi traspare progressivamente e formerà con essi una Pienezza per l’eternità (…). È per questo che il cristiano può amare l’Uomo e il Mondo: entrambi sono impregnati di Presenza Divina. Dio è il suo ambiente, la sua atmosfera, la sua condizione fondamentale di vita ed esistenza, il suo “medio” per eccellenza. Tutto il Reale è un solo, immenso “Ambiente Divino”.

È in una confessione di ispirazione poetica che il padre Teilhard esprime la scoperta dalla straordinaria e liberante armonia della sua doppia filiazione – Figlio della Terra e Figlio del Cielo:

“il grande avvenimento della mia vita sarà stato la graduale coincidenza, nel cielo della mia anima, dei due soli: essendo uno dei due astri la Sommità cosmica postulata da una Evoluzione generalizzata di tipo convergente; e l’altro trovandosi costituito dal Gesù risuscitato della fede cristiana”.[8]

Infine, nel testo intensamente mistico “La Messa sul Mondo”, Teilhard introduce la nozione di eucaristizzazione del Cosmo, con la quale Dio, per mezzo del Cristo signore del Mondo, conduce, trasforma e si realizza nella “santa evoluzione, fino al momento finale della Parusia nella quale avverrà la consumazione dell’Ambiente Divino e, con le parole di San Paolo, ‘Cristo sarà tutto in tutto’”.

Va notato come la visione cristologica di Teilhard fu considerata alla sua epoca (e talvolta anche oggi, in ambiente più tradizionalisti) una audace speculazione, se non un’eresia. Tuttavia, nel 2009, papa Benedetto XVI, durante una profonda omelia pronunciata nella cattedrale di Aosta, è ritornato sulla nozione di eucaristizzazione del Cosmo, nei seguenti termini:  “È la grande visione che poi ha avuto anche Teilhard de Chardin: alla fine avremo una vera liturgia cosmica, dove il cosmo diventi ostia vivente.”. E, come ho già detto, papa Francesco ha ripreso la visione cristologica del padre gesuita, nell’Enciclica Laudato si’, a proposito del Vangelo della Creazione.

 

3. Cristologia cosmica – fondamenti

Se, ai suoi tempi e ancora molti anni dopo la Cristologia di Teilhard sollevava sospetti, riserve e censure per eterodossia, lo fece senza alcuna giustificazione. Jean-Marc Moschetta, in uno studio pubblicato nel 2016,[9] espone i fondamenti teologici del pensiero del padre Teilhard e difende la sua consistenza.

Seguiamo dunque i passi di questa argomentazione:

la visione cristico-cosmica inizia col trovare il suo fondamento nel Verbo creatore di San Giovanni e nella visione del Cristo Omega, della divinizzazione dell’uomo e della Parusia. “In principio (arkhê – Mt genesis) era il Logos e il Logos stava presso Dio e il Logos era Dio”. (Gv 1,1). E nella sua prima lettera: “Noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è” (1 Gv 3,2)

La Cristogenesi di San Paolo ha costituito un altro fondamento strutturale del pensiero teologico di Teilhard.

Infatti, nelle sue lettere dirette alle comunità cristiane, l’apostolo rivela il piano di Dio sull’universo, la supremazia cosmica di Cristo e la pienezza del cosmo in Cristo Omega; nella lettera agli Efesini (1,8-10), Paolo proclama:  “Con ogni sapienza e intelligenza (Dio) ci ha fatto conoscere il mistero della sua volontà, secondo quanto nella sua benevolenza aveva in lui prestabilito per realizzarlo nella pienezza dei tempi: il disegno cioè di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra”.

Per Paolo, Cristo è il centro dell’universo che dà armonia e coesione a tutta la creazione e conferisce al mondo senso e valore, come scritto in Col 1,15-17: “Il Figlio è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura; poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili (…) Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui”.

Di fatto, già nel 1924, nel saggio “Il mio Universo”, Teilhard de Chardin scriveva: “mi è impossibile leggere San Paolo senza veder apparire, sotto le sue parole, in modo lampante, la dominazione universale e cosmica del Verbo incarnato”.[10]

Teilhard si sentiva poi in sintonia con la tradizione dei Padri greci, specialmente con Ireneo di Lione e Gregorio di Nissa, che cita nell’Ambiente divino. Secondo l’antropologia cristologica dei Padri della Chiesa, Gesù Cristo è la pienezza della vita che eleva la condizione umana alla condizione divina, in accordo col brano evangelico di Giovanni (10,10): “Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”. Secondo le parole di Ireneo, nella sua opera Adversus Haereses, “La gloria di dio è l’uomo vivente e la vita dell’uomo è la manifestazione di Dio. Ora, se la manifestazione di Dio che si compie nella creazione dà vita a tutti gli esseri che sono sulla terra, molto più la manifestazione del Padre, mediante il Verbo, dà la vita a coloro che contemplano Dio”.

Un’altra fonte di illuminazione teologica per Teilhard è il patrimonio cristologico francescano. Giustamente proclamato “patrono dell’ecologia” da papa Giovanni Paolo II, San Francesco di Assisi incanta padre Teilhard la sua spiritualità di accoglienza, il suo amore fraterno per la Natura, la Terra-Madre e la creazione, tutti segni della bontà di Dio, tanto magnificamente espressi nel Cantico di Frate Sole, “Laudato sie, mi Signore, cum tucte le tue creature.”

Padre Gabriele Allegra[11] testimonia come, nei tre anni di residenza a Pechino, durante i quali dibattevano sulla questione del Primato assoluto e universale di cristo secondo Duns Scoto, le grandi intuizioni del padre gesuita, del “Grande Cristo Cosmico” o del “Mistero dell’Incarnazione come l’amore di Dio reso visibile nel mondo”, andavano consolidandosi, alla luce della visione del Dottor Sottile.

E come non ricordare ancora San Bonaventura, che condivideva con San Francesco d’Assisi l’amore e la gioia per il creato, per la bellezza della creazione di Dio, e che parlava apertamente di Dio, di Dio buono e bello, del suo amore? Per il Dottor Serafico, nella materia esiste un potenziale spirituale per ricevere il Verbo divino nella propria interiorità; da qui l’uso dell’espressione “materia spirituale” per descrivere l’orientamento della materia verso lo spirito.

D’accordo con Zachary Hayes, citato da Ilia Delio,[12] questa “relazione essenziale tra incarnazione e creazione ci offre la chiave per comprendere la cristologia cosmica in un universo in evoluzione”.

Rileggendo una volta ancora il testo di riferimento L’Ambiente divino,[13] possiamo di nuovo trovare, nel capitolo conclusivo, una nuova identificazione di Teilhard con l’ascesi francescana, confessata nella citazione dell’estasiata espressione di Sant’Angela da Foligno: “Vidi la pienezza di Dio, in cui compresi tutto il mondo (…) Allora l’anima, molto meravigliata, gridò: ‘Questo mondo è pregno di Dio!’”[14]

Come Teilhard, anche la teologa americana Ilia Delio[15] intende questo grido d’estasi della consacrata “maestra dei teologi” come la visione del Cristo cosmico, che risiede non solo nel cuore dell’universo, ma anche nel mondo materiale: Cristo che risplende attraverso il cosmo e la materia.

Poiché credeva che questa sarebbe stata la teologia del futuro, Teilhard trovò una via per armonizzare il suo amore per il Mondo e la sua ancora più grande adorazione per Dio, il dilemma che per molto tempo sembrava imporgli una scelta univoca. Trovò la via della “mistica della traversata”: “arrivare al Cielo attraverso il compimento della Terra. Cristificare la Materia”[16]. “Al Cielo attraverso il compimento della Terra”.[17]

Pongo ancora in evidenza l’influenza rivelatrice che fu per Teilhard quella della visione teologica del Cardinal Newman, la cui Apologia fu la sua lettura preferita durante la guerra.[18] In Genesi di un pensiero, con queste parole Teilhard riconosce la sua affinità elettiva con lui: “Una quantità di idee di Newman (…) coì larghe, franche, realistiche sono entrate nel mio spirito nel modo familiare di chi vi era già di casa”[19]. L’intuizione della relazione tra Fede e Scienza, la teoria dello sviluppo del dogma (l’importanza del pensare storicamente la teologia) e, in particolare, la sua visione “cristica” dell’Universo furono illuminazioni che Teilhard trovò nel Beato Newman (2010). “Vivere è cambiare, e la perfezione è il risultato di molte trasformazioni”. Possiamo immaginare quanto questo pensiero lapidario di Newman abbia affascinato il padre Teilhard?

 

3.1. Visione ecologica

Giunti si qui, dobbiamo chiederci: “Come si inserisce dunque nella cosmovisione teilhardiana la problematica dell’ecologia integrale?”

Nell’insieme della vastissima opera di Teilhard de Chardin, il termine ecologia non compare esplicitamente. Neppure troviamo giudizi catastrofici su una influenza negativa dell’attività umana sull’equilibrio naturale e sono del tutto sporadici i riferimenti ad una crisi ambientale. Non troviamo assolutamente tracce di un approccio alla questione ecologica nella dimensione superficiale e riduttiva che continua ad essere volgarizzata fino ai nostri giorni: un’ecologia centrata solo sulla Natura, che, con un risvolto negativo, richiama a sentimenti di paura e visioni di disastri. In questo campo, assume importanza il valido contributo di Gérard Donnadieu,[20] nell’identificare alcune previsioni profetiche di Teilhard. Per quanto Teilhard avesse anticipato i pericoli di una eventuale perversione delle regole della Noosfera, quali fattori estremi potremmo portare al parossismo, quali un intenso incremento demografico, prospettive di carenza di risorse, ipotetiche derive di una ricerca prometeica incontrollata, soprattutto nel campo della biotecnologia o dell’energia nucleare, la minaccia di cambiamenti climatici distruttivi, gli effetti devastanti della guerra, i rischi del totalitarismo oppressivo o dell’uso immorale della ricchezza - Teilhard guardava sempre più in là.[21] Ed è in questo sguardo visionario che il concetto di ecologia integrale, nella sua accezione più ampia, pur senza essere nominato, è presente, non solo sul piano scientifico cioè nella sua lettura del fenomeno, ma anche sul piano del suo pensiero teologico, nella sua Cristologia. In questo modo, secondo il filosofo Bertrand Vergely, [22] Teilhard concepisce “una ecologia spirituale, mistica e cristica, che ci invita ad abitare la Natura in una dimensione mistica e non solo in una dimensione politica”. Direi che l sua originalità emerge non solo nella sua sintesi totalizzante che armonizza le sue prospettive, e che Teilhard definisce “Spirito della Terra”, ma, più ancora, nelle direzioni da lui indicate come “condizioni di sopravvivenza” che si pongono di fronte all’Umanità, e che l’Uomo, come co-creatore, ha la responsabilità di concretizzare. È per questo che Teilhard fa propria, davanti alle minacce, ai dilemmi, ai momenti di crisi, materiale o spirituale,… “la Grande opzione”[23] di un ottimismo speranzoso e costruttivo, atteggiamento che riassume “in cinque parole: una grande speranza, in comune”.[24]

Riassumendo: per comprendere questa visione dell’ecologia in Teilhard, dobbiamo accettare l’invito che ci propone nella Introduzione al suo libro L’Ambiente divino: “una educazione degli occhi”[25] affinché, sull’esempio di San Paolo, possiamo vedere che

“Dio non è lontano da noi. In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo” (At. 17,27-28)

 

3.2. Problemi di linguaggio

Tuttavia, prima di iniziare la lettura di alcuni testi esemplari del padre Teilhard, vorrei fare qualche breve riferimento alla forma in cui egli si esprime, al suo stile, ossia, ai generi letterari e al linguaggio dei suoi scritti.

Citando il teologo N.M. Wildiers (grande specialista teilhardiano ed autore di un gran numero di prefazioni alle sue opere), quando Teilhard intende “esporre la sua concezione cristo-cosmica del mondo, parla espressamente di ‘una testimonianza fondata su una certa esperienza personale’ e nella sua autobiografia, Le Coeur de la Matière (1950) intende ‘riferire una esperienza psicologica diretta – solo sufficientemente riflessa per divenire intelligibile e comunicabile senza perdere il valore oggettivo e indiscutibile di documento vissuto’. E più avanti dice: ‘Cristificare la Materia… tutta l’avventura della mia esistenza intima… una grande e splendida avventura’”[26] Queste confessioni di Teilhard riflettono significativamente la sua esperienza personale, il “clima spirituale” in cui viveva: dall’ambiente scientifico in cui si muoveva, riceve la ricerca dell’obiettività, tradotta nel metodo di pensare e nei termini e nozioni che utilizza; dall’altra parte, la ricerca esistenziale, alla quale ha dedicato, per tutta la vita, anima e cuore, ovvero le relazioni tra il Dio personale del cristianesimo e l’Universo – si esprime appassionatamente, cedendo alla soggettività: “Cristificare la Materia”. È questa confluenza di esperienze che spiega il ricorso tanto a frequenti analogie tratte dalle categorie e dalla terminologia della scienza, quanto al discorso poetico, proprio dei mistici, per dire l’indicibile, l’ineffabile della ricerca e dell’incontro con la trascendenza. Infatti la poesia è la forma eletta del discorso espressivo, della fede profonda, della bellezza esaltante, dell’amore di Dio. Ricordiamo i Salmi o il Cantico dei Cantici dell’Antico Testamento, o le Beatitudini nel racconto di San Luca, o l’inizio del Vangelo secondo San Giovanni…E, di Teilhard, l’Inno alla Materia, La vita cosmica, L’Ambiente divino, La Messa sul Mondo, L’Eterno Femminino, la Preghiera al Cristo sempre più grande, fra innumerevoli frammenti poetici che si legano a brani di natura più discorsiva e astratta, per meglio comunicare il contenuto che intende esprimere.

Genera difficoltà di lettura alla teologia specialistica? Suscita talvolta “irritazione” come alludeva il Cardinal de Lubac nella sua grande opera Il Pensiero religioso di Teilhard de Chardin? Ma esse furono anche il prezzo che Teilhard osò pagare, per accostarsi al linguaggio teologico della cultura e degli interessi del mondo moderno…

In verità, egli stesso si riconobbe all’inizio di una nuova espressione del pensiero cristiano:

“Poeta, filosofo, mistico, non si può affatto essere uno senza l’altro”.[27]

 

3.3. Alcuni testi esemplari della visione ecologica di Teilhard de Chardin

Dedichiamoci dunque alla lettura di alcuni testi di Teilhard affinché ci possano aiutare a comprendere la sua visione molto particolare di ecologia, una visione che esprime l’essenza della più autentica ecologia integrale. I testi saranno presentati in ordine cronologico di composizione e, adeguandosi al pensiero discorsivo del padre Teilhard, presenteranno sempre una struttura identifica: descrizione della situazione di crisi, indagine sulle sue cause, discernimento su come agire.

La sua opera L’energia umana include un testo significativamente intitolato “Lo Spirito della Terra”, che è fondamentale per la problematica che stiamo trattando. Costituisce una riflessione sui “misteri della vita” e “la questione fondamentale del futuro”, a partire da quanto mi hanno insegnato da cinquant’anni la Religione e la Scienza”,[28] per usare le sue parole. In questo modo, Teilhard, partendo dall’informazione che la Scienza del suo tempo rendeva disponibile e osservando i fenomeni, presenta una diagnosi dello stato di crisi nel quale la Terra si trova. Dopo di che, pone una serie di domande essenziali, grazie alle quali avanza ipotesi di uscita:

“Oggi, per un rapido capovolgimento d’equilibrio di cui non ci siamo nemmeno accorti, cominciamo ad intravedere che l’Uomo individuale si è parzialmente subordinato alla sua opera. Non solo la macchina, il campo, l’oro, ma organi considerati alle origini come semplici oggetti di lusso o di curiosità (quali i mezzi di circolazione rapidi o i laboratori di ricerca…) sono diventati delle specie di cose autonome, dotate di una vita esigente e illimitata. E il fatto più preoccupante (l’unico preoccupante, diremmo) è che questa proliferazione sembra verificarsi senza ordine, alla maniera di un tessuto neoplastico che prolifera al punto di soffocare l’organismo nel quale è nato. La crisi è evidente sotto l’aspetto economico e industriale. Ma infierisce anche nelle zone intellettuali e coinvolge la stessa massa umana (…) Il Mondo non può funzionare senza produrre viventi, cibi, idee. Ma, in modo sempre più evidente, la sua produzione supera la sua capacità di consumare e di assimilare”. E Teilhard si chiede: “Per il suo stesso sviluppo, il Mondo sarebbe condannato automaticamente a morire soffocato dall’eccesso del suo peso?”

Ma immediatamente si affretta a rispondere: “Niente affatto: in questa crisi di nascita, tutto il problema è quello dell’emersione rapida dell’anima che, con il suo apparire, verrà ad organizzare, alleviare, vitalizzare questo mucchio di materia stagnante e confusa. Ora, quest’anima, a patto che esista, non può che essere la ‘cospirazione’ degli individui che si associano per rialzare di un altro piano l’edificio della Vita. Le risorse di cui oggi disponiamo, le forze che abbiamo scatenato non potrebbero essere assorbite dal ristretto sistema dei quadri individuali o nazionali che sono sinora serviti agli architetti della Terra umana (…) L’età delle nazioni è passata. Se non vogliamo perire, si tratta ora per noi di rigettare i vecchi pregiudizi e di costruire la Terra”.[29]

E si pone la domanda: “Qual è il Senso della Terra?”

Per Teilhard, “il Senso della Terra” significa l’intuizione con la quale ci scopriamo solidali alla struttura planetaria che conduce l’umanità, in un destino comune, a costruire, intorno alla Terra, la sfera del pensiero, la Noosfera. Nella sua accezione più piena, conduce allo “Spirito della Terra” che, per Teilhard, “consiste nella “unanimità umana nel seno della quale ogni persona, differenziata all’estremo, sarà comunque l’espressione – parziale ma insostituibile – di una totalità spirituale specifica della Terra”.

Il volume L’Avvenire dell’Uomo riunisce vari scritti sulla costruzione del mondo futuro. In esso si trova la conferenza tenuta a Pechino, presso l’Ambasciata francese, nell’anno 1945, il sesto dall’inizio della seconda guerra mondiale, dedicata al tema – posto sotto forma di domanda – “Vita e Pianeti. Che cosa sta avvenendo in questo momento sulla Terra?”[30]

“In questo momento entriamo in una fase particolarmente critica di superumanizzazione (…) Ascesa coinvolgente delle masse; costante instaurarsi di legami economici; trust intellettuali o finanziari; totalizzazione dei regimi politici; stretti contatti, come in una folla, degli individui come delle nazioni; impossibilità crescente di essere, di agire, di pensare da soli; tutti questi tentacoli di una società rapidamente crescente, al punto da diventare mostruosa”.[31]

Di questo quadro di crisi, Teilhard propone una spiegazione piena di speranza:

“Quale aspetto assume per noi che abbiamo aperto gli occhi, se non quello di una crisi di parto, esattamente proporzionata all’enormità della nascita attesa? (…) Ebbene, è qui, a mio avviso, che interviene ‘provvidenzialmente’, per animare il nostro coraggio, la speranza che più lontano, in avanti, ci attenda qualche immenso risultato. (…) Se l’umanità per contro vede aprirsi sopra di sé un piano, un ulteriore compartimento al suo sviluppo. Se ciascuno di noi può riconoscere di lavorare perché l’universo si elevi, in lui e mediante lui, di un grado di più. E allora una nuova pulsazione di energia cresce nel cuore dei lavoratori della Terra.”[32]

La violenza e il disordine della guerra, che attenta contro l’Umanità e contro la Terra, la nostra casa comune, ispirano a Teilhard una lettura più ampia del fenomeno, più distaccata, se così si può dire:

“E infine la guerra: questa guerra per la prima volta grande come la Terra. Questo conflitto in cui, attraverso gli oceani, si urtano blocchi umani vasti come dei continenti; questa catastrofe di cui ciascuno di noi ha l’impressione di perdere il controllo”.[33] “In seguito a questi cinque anni durante i quali la Terra umana trema, si incrina e si ricostituisce, per immensi blocchi, sotto i nostri piedi, incomincia a risvegliarsi in noi la consapevolezza che siamo il giocattolo di energie che sorpassano milioni di volte le nostre libertà individuali. Il conflitto non è una semplice questione locale e momentanea, un periodico riassestamento di equilibrio tra le nazioni. Quelli che viviamo e subiamo in questo momento sono incontestabilmente avvenimenti legati all’evoluzione generale della vita terrestre, avvenimenti a dimensioni planetarie”.[34]

Nel saggio “Riflessioni sul progresso” reagisce alla tentazione di una lettura pessimista e immediata della guerra in corso, vedendo in essa “un punto cruciale dell’evoluzione umana”: “Questa guerra non esprime precisamente la tensione, la dislocazione interiore dell’Umanità strattonata nel fondo di se stessa, al momento di scegliere il proprio avvenire, in questo incrocio di strade?”[35]

Nel saggio “La ripresa umana dell’Evoluzione e le sue conseguenze”, del 1947, anch’esso inserito nell’opera L’Avvenire dell’Uomo, Teilhard ci richiama nuovamente verso quella che egli chiama una nuova fase dell’evoluzione umana: la costruzione organico-sociale della Noosfera e l’esigenza di “frantumare il cerchio infernale dell’egocentrismo affinché la persona non venga annullata nell’enorme pluralità umana. Chi potrebbe calcolare la lunga catena di effetti nefasti, strettamente correlati gli uni agli altri, che questo separatismo elementare automaticamente causa e fa crescere in seno alla totalizzazione in corso nell’Umanità? Leggi ferree che legano ii fattori economici, ricorrenza invincibile dei nazionalismi, apparente inviolabilità delle guerre, insolubili conflitti hegeliani ‘del padrone e dello schiavo’”.[36]

E ancora, nell’opera Il Fenomeno umano, nel capitolo “La Supervita – Lo Spirito della Terra” (1947), Teilhard ripete preoccupazioni identiche.

Nel 1948, nel testo “Le direzioni e le condizioni dell’avvenire”, anch’esso compreso nell’opera L’Avvenire dell’Uomo, Teilhard torna ad interrogarsi sulla situazione in cui si trova l’Umanità ed enuncia quelle che gli sembrano essere le condizioni di sopravvivenza:

“Penso che occorra prestare la massima attenzione a grida d’allarme, quali appena lanciata da Mr. Fairfield Osborn nel suo libro intitolato Il nostro pianeta saccheggiato”. “Nella fretta di avanzare, non bruciamo imprudentemente le nostre riserve, al punto che il nostro progredire si trovi domani bloccato per mancanza di approvvigionamenti? … Nell’ambito dell’energia fisica e anche delle sostanza inorganiche, la Scienza intravede, o anche già possiede, dei succedanei inesauribili del carbone, del petrolio e di certi metalli. Ma in materia di prodotti nutritivi, quanto tempo ci vorrà affinché la Chimica (se mai vi riuscisse) arrivi ad alimentarci direttamente partendo dal carbonio, dall’azoto e dal altri elementi semplici? … Nell’attesa, la popolazione del globo sale verticalmente, e la terra arabile viene distrutta senza precauzioni su tutti i continenti. Facciamo attenzione: abbiamo ancora dei piedi d’argilla…”

E Teilhard chiede:

“Aiutati dalla Scienza… sapremo superare la svolta pericolosa?”[37]

La risposta da lui trovata comprende l’aiuto della Scienza, ma va molto più lontano: “Soltanto una unione realizzata per amore e nell’amore (prendendo il termine ‘amore’ nel suo significato più generale e più realista di ‘mutua affinità interna’), solo una tale forma di unione, avvicinando gli esseri non superficialmente, tangenzialmente, ma centro a centro, ha la proprietà fisica non solo di differenziare, ma di personalizzare, gli elementi che organizza (…) L’Umanità non perverrà a trovarsi e formarsi se gli uomini non arrivano ad amarsi gli uni gli altri nell’atto stesso del loro avvicinamento”.[38] Questa esigenza di comunione, animata dall’amore, la grande forza costruttiva, deve esprimersi di fronte agli altri, nella convergenza delle differenze, ossia nella carità, nella comprensione reciproca, ma deve esprimersi anche nella relazione con il pianeta, nel rispetto della creazione. Questa tela di relazioni implica “una nuova Etica della Terra”,[39] che Teilhard designa come “morale di movimento”, definita come “una crescente presa di coscienza della responsabilità del ‘Perché agire’ e del ‘Come agire’”. E i principi sui quali si regge saranno determinati dalla sua capacità di “concorre all’incremento spirituale della Terra”

Tuttavia, poter realizzare questa Comunione e questa “nuova” Etica sembra superare le nostre forze…Ma Teilhard confida che esse si stiano costruendo grazie all’azione di un polo trascendente universale, una forza che ci attrae e ci indica il cammino: il Cristo Omega. Così, nel testo Il Fenomeno cristiano, complemento finale di quella grande opera che è Il Fenomeno umano, il padre Teilhard definisce il Cristo Omega:

“Principio di universale vitalità, il Cristo, nato uomo tra gli uomini (…) con una perenne azione di comunione e di sublimazione, aggrega a sé l’intero psichismo della Terra. E quando avrà in questo modo radunato tutto e trasformato tutto, raggiungerà con un atto finale il Focolaio divino dal quale non è mai uscito (…) e allora, dice San Paolo, ‘vi sarà soltanto Dio, tutto in tutti’”[40]

 

 

 

Preghiere conclusive

Vorrei terminare con lo stesso spirito di fede, di speranza e di gioia che ispirò Teilhard nella sua visione del Mondo, così necessario in questa fase preoccupante che stiamo ora vivendo.

Meditiamo quindi, il vero inno alla fede, alla speranza e alla carità che si trova alla conclusione dell’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco, di ispirazione, allo stesso tempo, paolina, francescana e… teilhardiana:

 

“Al di là del Sole.

Alla fine ci incontreremo faccia a faccia con l’infinita bellezza di Dio (cfr 1 Cor 13,12) e potremo leggere con gioiosa ammirazione il mi­stero dell’universo, che parteciperà insieme a noi della pienezza senza fine. Sì, stiamo viaggiando verso il sabato dell’eternità, verso la nuova Ge­rusalemme, verso la casa comune del cielo. Gesù ci dice: ‘Ecco, io faccio nuove tutte le cose’ (Ap 21,5). La vita eterna sarà una meraviglia condi­visa, dove ogni creatura, luminosamente trasfor­mata, occuperà il suo posto e avrà qualcosa da offrire ai poveri definitivamente liberati. (§243)

 

E infine, facciamo nostro l’appello mistico del Padre Teilhard, che il teologo Gustave Martelet s.j. riconobbe come “Profeta di un Cristo sempre più grande”.[41]

 

“Preghiera al Cristo sempre più grande

O Signore, poiché, con tutto l’istinto e mediante tutte le occasioni della mia vita, non ho mai cessato di cercarTi e di porTi nel cuore della Materia universale, sarà nell’abbagliamento d’una universale Trasparenza e d’un universale Incendio che avrò la gioia di chiudere gli occhi. (…) E, per Diafania ed Incendio ad un tempo, erompa la tua universale Presenza.

O Cristo sempre più grande!”[42]   

(traduzione dal portoghese di Franco Bisio)

 

Articolo apparso su Teilhard aujourd'hui 28 (ottobre 2018)

 

 
 

[1] Intervento tenuto nell’ambito del Corso Teilhard de Chardin – uma filosofia para os nossos dias presso l’Insituto Adriano Moreira (Academia das Ciências) nel febbraio 2017.

[2] Lettera Enciclica Laudato si’ del Santo Padre Francesco, 24 maggio 2015

[3] Henri de Lubac, Il pensiero religioso del padre Pierre Teilhard de Chardin, tr. it, Jaca Book, Milano 2018

[4] Lettera del 22 aprile 1955 di Jean Lagarde in Nouveau lettres de voyage 1939-1955, Paris, Grasset 1957, p. 193

[5] Pierre Teilhard de Chardin, “La Vita cosmica”, in La Vita cosmica. Scritti del tempo di guerra (1916-1919), tr. it. Il Saggiatore, Milano 1972, p. 23

[6] Pierre Teilhard de Chardin, “Credo in questo modo”, in La mia fede. Scritti teologici, tr. it., Queriniana, Brescia 1993, p. 99

[7] Pierre Teilhard de Chardin, L’Ambiente divino, tr. it., Queriniana, Brescia 1994, pp. 78ss

[8] Pierre Teilhard de Chardin, “La Stoffa dell’Universo”, in Verso la convergenza. L’attivazione dell’energia nell’Umanità, II Segno dei Gabrielli, Verona 2004, p. 315

[9] Jean-Marc Moschetta, “Le Christ cosmique de Teilhard, fondement d’une écologie intégrale”, Teilhard Aujourd’hui. Édition française, n. 57 (mars 2106), p. 57

[10] Pierre Teilhard de Chardin, “Il mio Universo”, in La scienza di fronte a Cristo, tr. it., Il Segno dei Gabrielli, Verona, 2002, p. 84

[11] Gabriele Allegra, Il primato di Cristo in San Paolo e Duns Scoto. Le mie conversazioni con Teilhard de Chardin, Porziuncola, Assisi 20111

[12] Ilia Delio, Il Cristo emergente. Il senso cattolico di un universo in continua evoluzione, San Paolo, Cinisello Balsamo 2014

[13] Cfr. Pierre Teilhard de Chardin, L’Ambiente divino, cit., p. 89

[14] Santa Angela da Foligno, Memoriale, VI, 2

[15] Ilia Delio, op. cit.

[16] Pierre Teilhard de Chardin, “Il Cuore della Materia”, in Il Cuore della Materia, tr. it., Queriniana, Brescia 1993, p. 38

[17] Pierre Teilhard de Chardin, “Ricerca, lavoro e adorazione”, in La Scienza di fronte a Cristo, cit., p. 251

[18] Jean Onimus, Pierre Teilhard de Chardin ou la foi au monde, Plon, Paris 1963, pp. 21-22

[19] Pierre Teilhard de Chardin, Genesi di un pensiero. Lettere dal fronte (1914-1919), tr. it., Feltrinelli, Milano 1966, p. 98

[20] Gérard Donnadieu, “Teilhard et la grande transition”, Teilhard Aujourd’hui. Édition française, n. 57 (mars 2106), p. 36.

[21] Gérard-Henri Baudry, Il Credo di Teilhard, tr. it., SEI, Torino 1972

[22] Bertrand Vergely, “Habiter la nature en mystique”, Teilhard Aujourd’hui. Édition française, n. 57 (mars 2106), p. 69.

[23] Pierre Teilhard de Chardin, “La Grande opzione”, in L’avvenire dell’Uomo, tr. it., Jaca Book, Milano, 2011, p. 23.

[24] Pierre Teilhard de Chardin, “Riflessioni sul Progresso”, in L’avvenire dell’Uomo, cit., p.54

[25] Pierre Teilhard de Chardin, L’Ambiente divino, cit., p. 22

[26] Norbertus M. Wildiers, Introduzione a Teilhard de Chardin, tr. it., Bompiani, Milano 1966, p. 14

[27] Pierre Teilhard de Chardin, “Panteismo e Cristianesimo”, in La mia fede, cit., p. 66

[28] Pierre Teilhard de Chardin, “Lo Spirito della Terra”, in L’energia umana, tr. it., Il Saggiatore, Milano 1984, p. 3

[29] Ibid., pp. 27-29

[30] Pierre Teilhard de Chardin, “Vita e Pianeti”, in L’Avvenire dell’Uomo, cit., pp. 79-101

[31] Ibid., p. 93

[32] Ibid., pp. 96-97

[33] Ibid., p. 96.

[34] Ibid., p. 79.

[35] Pierre Teilhard de Chardin, “Riflessioni sul progresso”, cit., p. 56.

[36] Pierre Teilhard de Chardin, “La ripresa umana dell’Evoluzione e le sue conseguenze”, in L’Avvenire dell’Uomo, cit., p. 182

[37] Pierre Teilhard de Chardin, “Le direzioni e le condizioni dell’avvenire”, in L’Avvenire dell’Uomo, cit., pp. 202-203

[38] Ibid., p. 204.

[39] Pierre Teilhard de Chardin, “L’evoluzione della responsabilità nel Mondo”, in Verso la convergenza, cit., p. 181.

[40] Pierre Teilhard de Chardin, Il Fenomeno umano, tr. it., Queriniana, Brescia 1995, pp. 273-274

[41] Gustave Martelet, Teilhard de Chardin, prophète d’un Christ toujours plus grand, Lessius, Bruxelles 2005

[42] Pierre Teilhard de Chardin, “Il Cuore della Materia”, cir., pp. 45.47